Voto anticipato e scissione del Pd: lo spettro di un doppio terremoto agita la politica italiana. Sull’ipotesi di tornare alle urne già in primavera, caldeggiata da buona parte delle opposizioni e non solo, dopo la sentenza della Consulta sull’Italicum, oggi è intervento l’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano: “Nei Paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno. In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate” ha detto rispondendo di fatto a quanti nel Pd, nel Movimento 5 Stelle e nella Lega Nord andavano convergendo verso l’idea di uniformare la legge elettorale del Senato con quella uscita dalla Corte costituzionale per andare al più presto alle urne. Parole destinate naturalmente a spaccare l’opinione tra favorevoli e contrari, ma la reazione più dura è quella del leader della Lega Matteo Salvini, che si affida ai social: “Nei paesi civili chi tradisce il proprio popolo viene processato, non viene mantenuto a vita come parlamentare, presidente e senatore”. Beppe Grillo, tramite blog, è invece più circostanziato: “Il MoVimento 5 Stelle vuole andare al voto il prima possibile. Subito dopo il referendum del 4 dicembre abbiamo presentato una proposta di legge in Parlamento per applicare la legge elettorale che sarebbe uscita dalla Consulta anche al Senato. Dopo la pronuncia della Corte della settimana scorsa abbiamo ribadito questa volontà, che va nella direzione indicata dal Presidente della Repubblica di armonizzare le leggi elettorali per le due camere, adottandone una identica per entrambe: il Legalicum”. E anche Silvio Berlusconi ora sempre aprire decisamente all’ipotesi del voto anticipato.
PD: QUALCOSA SI E’ ROTTO – Intanto un’altra spaccatura che va allargandosi è quella tutta interna al Partito democratico, con Pierluigi Bersani che proprio oggi arriva a ventilare decisamente la possibilità di una scissione. La minoranza del Pd infatti chiede a gran voce il congresso e “Se Renzi forza, rifiutando il Congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd – dice l’ex segretario intervistato dall’Huffington Post – E nasce soggetto ulivista, largo, plurale, democratico. E’ preoccupante il restringimento degli spazi democratici nel Pd”. Ma Matteo Orfini, presidente del Partito democratico, assicura: “Possiamo convocare il congresso da giugno in poi. Qualora ci dovesse essere un’accelerazione sul voto, potremmo tranquillamente trovare il modo di fare le primarie prima delle elezioni”. Una via di mezzo che, forse, potrebbe rassicurare i dem. (Sis – 1 feb)