Roma, 20 feb – È tempo di agire per evitare una nuova catastrofe. Per evitare il fallimento del 2011 quando in Somalia morirono 260mila persone, fra cui 133mila bambini, perché il mondo non riuscì ad intervenire tempestivamente alla carestia che colpì i paesi del Corno d’Africa. A sei anni di distanza, la regione dell’East Africa è di nuovo sull’orlo di una nuova carestia, che per il momento è stata dichiarata solo in due province del Sud Sudan, dove vivono più di centomila persone. “Se la risposta umanitaria non sarà efficace e tempestiva, probabilmente ci troveremo di fronte alla più grave carestia del nuovo millennio”, dichiara Giacomo Franceschini, direttore dei Programmi di Intersos. “Quando viene dichiarata una carestia, vuol dire che abbiamo già fallito, che molte vite umane saranno perdute perché non si è riusciti a prevenire una catastrofe spesso annunciata. Su questo – continua Franceschini – dobbiamo davvero evitare ogni consolatorio fatalismo. Se la siccità è determinata anche da condizioni naturali, la carestia dipende interamente dal mancato intervento o dai danni prodotti dall’uomo, che per i paesi di cui stiamo parlando significa conflitti permanenti che hanno portato al collasso le strutture statali e aiuti insufficienti. Per questo lanciamo un appello affinché le agenzie internazionali garantiscano i fondi necessari per far fronte a questa nuova emergenza, in particolare per proteggere i bambini, ed evitare nel modo più assoluto una carestia come quella del 2011”. L’unica risposta efficace a questa emergenza deve essere a carattere regionale.
(red)