Roma, 20 feb – NGC5907 ULX è la più estrema tra le pulsar X finora conosciute. È infatti la più distante e la più luminosa tra quelle a noi note. A scoprire questo potentissimo faro cosmico, una stella di neutroni fortemente magnetizzata, che compie una rotazione completa attorno al proprio asse in appena 1,13 secondi mentre accresce materia da una stella compagna, è stato un team internazionale di ricercatori, coordinati da GianLuca Israel dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a Roma grazie ai dati ottenuti dagli osservatori spaziali delle missioni XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA, questi ultimi raccolti ed elaborati dal Centro SSDC dell’Agenzia Spaziale Italiana. La scoperta è pubblicata online su Science. Lo studio è parte di un progetto più ampio, noto come EXTraS (acronimo di Exploring the X-ray Transient and variable Sky), guidato da Andrea De Luca dell’INAF di Milano, finanziato dall’Unione Europea e finalizzato allo studio di diversi aspetti di variabilità delle sorgenti X, più di mezzo milione, incluse nel catalogo del satellite XMM-Newton. “La radiazione di NGC5907 ULX ha impiegato 50 milioni di anni luce per arrivare da una remota galassia fino alla Terra” dice Israel, primo autore dello studio. “Quando le pulsazioni rivelate dalle missioni XMM-Newton e NuSTAR sono partite dalla superficie della pulsar, sulla Terra i dinosauri erano spariti da poco e gli esseri umani ancora non erano apparsi”.