Roma, 22 feb – Quest’anno la mostra di opere in prestito di Tefaf Maastricht, una delle più importanti fiere di arte e antiquariato del mondo che si tiene nella città dei Paesi Bassi, reca la firma del celebre museo italiano Galleria Borghese di Roma. I tesori che verranno presentati nell’esposizione intitolata “Galleria Borghese – An Italian Legacy”, dal 10 al 19 marzo al polo fieristico Mecc, includono un’importantissima selezione di dipinti e sculture del XV, XVI e XVII secolo. Le opere d’arte che raggiungeranno Maastricht costituiscono uno squisito esempio della passione per il collezionismo di Scipione Borghese (1577-1633), nipote di Papa Paolo V (1552-1621), che sfruttò la sua posizione di cardinale per costruire una delle più ricche e ricercate collezioni dei suoi tempi. Sarà la prima volta che così tante importanti opere, ben 13, verranno esposte fuori dalla Galleria romana. Tra i più importanti dipinti esposti, un’imponente tela del pittore napoletano Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (c. 1578-1635) raffigurante Davide che regge la testa di Golia, con forti influenze di Caravaggio e della scuola emiliana. Un’altra importante opera in mostra, di recente restauro, sarà La Maga Circe (o Melissa) di Giovanni di Luteri detto Dosso Dossi (c. 1486–1542), pittore di corte a Ferrara durante il Rinascimento. L’esposizione, inoltre, includerà una selezione di dipinti di Pietro da Cortona (c. 1596-1669), tra cui il ritratto del 1626 di Marcello Sacchetti. Alta 140 centimetri, La Zingarella (1610 circa) fu commissionata da Scipione Borghese ed eseguita da Nicolas Cordier detto il Franciosino (1567-1612). La statua rappresenta un ibrido tra il marmo grigio antico e quello bianco di Cordier, con inserti in bronzo dorato. Le statue più importanti dell’esposizione includono Capra Amaltea di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Il Sonno di Alessandro Algardi (1598-1654). Considerata la sua prima opera giovanile, la scultura di Bernini, in marmo bianco, rappresenta una capra accovacciata tra un satiro e Giove bambino. L’opera di Algardi si basa invece su un prototipo ellenistico di bambino dormiente, come consuetudine tra Sei e Settecento, raffigurato dall’artista disteso su un lenzuolo.
(red)