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Il mercato del lavoro
non è più rigido

it@withub.it by it@withub.it
15 Marzo 2017
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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(15 marzo 2017) E’ stato fissato per il 28 maggio il referendum su voucher e appalti promosso dalla Cgil. Che si tenga davvero dipenderà dai contenuti della legge sul lavoro accessorio che il Parlamento si accinge a varare. Inizialmente con i voucher si retribuivano attività domestiche straordinarie, dal baby-sitting al giardinaggio, dalle ripetizioni scolastiche ai piccoli lavori di utilità sociale. Lavori, comunque, che nell’arco di un anno non potevano superare le 30 giornate di impegno e i 3 mila euro di retribuzione.
Ma nel 2015 il limite massimo di compenso percepibile è stato aumentato a 7 mila euro netti e l’impiego è stato esteso a ogni di tipo di attività, escludendo solo i lavori legati ad appalti. Il risultato è che il lavoro accessorio è esploso e si è passati dai 535 mila buoni emessi nel 2008 agli oltre 134 milioni del 2016. Lo stesso presidente dell’Inps Tito Boeri ha ammesso che i voucher possono aver coperto condizioni di lavoro nero.
C’è da dire che da molto tempo l’Italia ha perso il primato di Paese con le maggiori rigidità nel mercato del lavoro, e che ora della flessibilità si abusa. Il sociologo Patrizio Di Nicola ha elencato su Rassegna.it leggi e provvedimenti che negli anni hanno contribuito a demolire le tutele previste inizialmente dallo Statuo dei Lavoratori.
Si va dalla legge numero 863 del 1984, che istituiva il contratto di inserimento formativo alla 223 del ‘91, che riduceva le restrizioni ai licenziamenti collettivi; dalla riforma Dini del 95, che sdoganava definitivamente la figura del collaboratore pagato 700 euro lordi al pacchetto Treu che nel 1997 introduceva la novità del lavoro interinale. Per finire con la legge 30 che nel 2003 introduceva alcune decine di tipologie contrattuali precarie, tra le quali appunto i voucher.
Uno dei risultati è che la disoccupazione giovanile, che ai tempi del “pacchetto Treu” sfiorava il 30%, oggi oscilla attorno al 40.

 

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