Roma, 7 apr – “Difficile dare una valutazione definitiva sul cambiamento della politica americana nei confronti della Siria. È probabile che i missili da crociera statunitensi abbiano colpito la base aerea siriana di Al Shairat prima che fossero definitivamente accertate le responsabilità della strage di donne e bambini nella città di Khan Sheikhun. Una commissione di inchiesta internazionale doveva e deve ancora verificare come si siano svolti realmente i fatti e individuare con certezza i colpevoli del presunto attacco con armi chimiche. Le informazioni dal terreno di guerra in Siria sono state spesso contraddittorie, infatti, e non sempre, come anche in questo caso, è stato possibile ricevere notizie da fonti indipendenti. Il timore dunque è che l’attacco USA di oggi possa, con il senno di poi, essere giudicato quanto meno avventato e prematuro e soprattutto controproducente anche ai fini della nuova politica estera dell’amministrazione Trump: una politica molto più muscolare che già vede impegnate sul terreno forze USA in diversi teatri contro i jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham, la nuova incarnazione di al-Qaeda in Siria in sostituzione di Jabhat al -Nusra. Sembra infatti che gruppi di miliziani abbiano già approfittato dei raid USA per intensificare l’offensiva contro le forze governative su più fronti, in particolare quello di Palmyra. Già nel passato gli Stati Uniti, per loro stessa ammissione, si sono ritrovati a fornire armi anche molto sofisticate a gruppi di ribelli ritenuti inizialmente “moderati”, e poi dimostratisi invece responsabili di atti terroristici e fiancheggiatori di Al-Nusra. Inoltre la Siria rischia di diventare terreno di scontro delle due grandi potenze USA e Russia, che dopo un iniziale avvicinamento con la presidenza Trump, concretizzato proprio in una collaborazione militare in Siria, sembra oggi vederle su due fronti opposti. Le potenze occidentali hanno commesso clamorosi errori in Medio Oriente, dall’Iraq alla Libia, a causa di errate valutazioni e di scelte sbagliate nelle alleanze sul campo: non vorremmo che a maggior ragione in uno scenario sicuramente molto più complicato come quello siriano si ripetessero gli stessi errori. All’Europa non resta che assumere un ruolo fondamentale di garante di un processo di pace che consenta a tutti i protagonisti, con l’esclusione dei gruppi terroristici, di partecipare alla risoluzione di una guerra civile drammatica per il popolo siriano”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani.