Roma, 10 mar – “Il Ministero degli Affari esteri si rifiuta sistematicamente di affrontare e risolvere le problematiche strutturali delle diverse categorie di personale. Inoltre non vuole adottare le misure necessarie per impostare una riforma dell’ordinamento del personale che garantisca la parità di diritti, la tutela economica minima, la promozione e progressione del personale a contratto, la riqualificazione del medesimo”. E’ ciò che si legge nel comunicato diffuso dal sindacato degli impiegati contrattualizzati italiani e stranieri del Ministero degli Affari esteri, Unsa, che, a sei mesi dalla stipula dell’ultimo Contratto Collettivo del Comparto Ministeri, proclama lo stato di agitazione.“Alle più che giustificate richieste da parte sindacale – ha dichiarato il coordinatore generale del Ctim Aldo Di Biagio – l’Amministrazione ha finora risposto lamentando mancanza di finanziamenti e pretendendo di sopperire a tali carenze pecuniarie con la chiusura indiscriminata di sedi all’estero. Le chiusure paventate o già messe in atto comportano il risparmio di qualche centinaio di migliaia di euro, quindi di gran lunga inferiori alle centinaia di migliaia di euro spesi per affrontare vertenze legali nei diversi Paesi, vertenze che nascono a causa della mancata ottemperanza alle norme locali che regolano i rapporti di lavoro”.”E’ necessario sostenere i nostri lavoratori a contratto all’estero – ha continuato Di Biagio – che chiedono semplicemente il riconoscimento dei diritti sindacali del personale e la loro riqualificazione, la tutela giuridica ed economica e soprattutto l’apertura di un dialogo costruttivo con il Mae per trovare insieme soluzioni concrete”.“La chiusura delle sedi consolari all’estero non accompagnata da una specifica strategia – ha concluso Di Biagio – non è una valida soluzione, anzi, semmai, un’ennesima penalizzazione dei nostri connazionali all’estero.