Torino, 20 apr – Secondo il rapporto “Doing Busines 2017” pubblicato dalla Banca Mondiale, le economie dell’Africa sub-sahariana stanno migliorando il loro punteggio nel “fare business” ad un ritmo tre volte superiore rispetto a quello delle economie ad alto reddito. Oggi, 6 delle 10 economie a maggiore crescita nel mondo sono in quest’area (Angola, Nigeria, Etiopia, Ciad, Mozambico e Ruanda) e la Banca Mondiale prevede che tra il 2020 e il 2030 la sua classe media raddoppierà, superando quella indiana. Seguendo lo stesso trend, anche l’interesse da parte delle aziende italiane verso i Paesi della fascia sub-sahariana cresce costantemente, nell’ottica di nuovi investimenti e nuovi business. Che cosa deve sapere e come deve orientarsi un’azienda italiana che vuole investire o esportare nell’Africa sub-sahariana? I rapporti tra Ue e i Paesi dell’Africa sub-sahariana sono disciplinati dall’accordo di Cotonou (2000) che costituisce la base per le relazioni tra l’Ue e i Paesi del gruppo ACP (Africa, Caraibi, Pacifico). Nel quadro dell’accordo di Cotonou, sono stati istituiti accordi commerciali denominati “Accordi di Partenariato economico” (APE) con alcuni Paesi o gruppi di Paesi: sono essi a rappresentare il principale strumento di promozione degli scambi commerciali tra Ue e Stati ACP. Per approfondire questi aspetti, oggi pomeriggio, a Torino, al Centro Congressi dell’Unione Industriali, si tiene l’incontro “Sviluppi del business in Africa sub-sahariana: accordi commerciali e semplificazioni doganali a disposizione delle imprese italiane” al cui partecipano Pierluigi D’Agata, direttore generale Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Fulvio Liberatore, presidente Easyfrontier e Fulvio Pelassa, senior account manager Piemonte e Liguria Sace.
(red)