Zurigo – Le stagioni estive degli ultimi decenni, spesso molto calde e aride come quelle del 2003, 2012 e 2015, hanno lasciato un’impronta nelle foreste europee, dove sono visibili molti alberi del tutto o parzialmente disseccati. Questi fenomeni stanno preoccupando scienziati in varie regioni della Terra, dove vengono osservati progressivi aumenti del tasso di mortalità degli alberi, indotti appunto da eventi di aridità anomala. Anche l’area del Carso è stata interessata in anni recenti da una moria di esemplari di pino nero, e ancora oggi molti alberi mostrano chiome spoglie o brunastre. Tuttavia, accanto a questi esemplari morti o morenti, altri individui si presentano con chiome rigogliose dimostrando di essere in grado di superare indenni anche le stagioni estive più siccitose. Qual è il loro segreto? Un recente studio del Laboratorio di Ecofisiologia Vegetale (Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste) guidato dal Prof. Andrea Nardini, in collaborazione con colleghi dello Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research (WSL, Birmensdorf, Svizzera) e del Paul Scherrer Institute, Laboratory of Atmospheric Chemistry (PSI, Villigen, Svizzera), svela le possibili basi fisiologiche della diversa risposta di individui di pino nero agli eventi di aridità. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Tree Physiology, guadagnandosi la copertina del numero di aprile, e porta a primo nome quello di Laura Petrucco, studentessa dell’Ateneo triestino.(9colonne)