Il ritorno in aula al Senato del disegno di legge che introdurrà il reato di tortura slitta ancora, ma quantomeno la maggioranza sembra se non altro aver trovato una intesa di massima, sulla base di due emendamenti presentati dai due relatori Enrico Buemi (Psi) e Nico D’Ascola (Ap). Si tratta di due testi che intervengono sull’articolo 1 del ddl: il primo specifica che il reato di tortura, punibile con pena da 3 a 10 anni di carcere, si configura “se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. Il secondo invece, a tutela dei pubblici ufficiali nell’esercizio delle funzioni, esclude il reato “nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti”. La mediazione soddisfa anche Mdp, con la capogruppo al Senato Cecilia Guerra che spiega: “Verranno presentati emendamenti dei relatori in grado di chiarire da un lato che non può essere definito come tortura un intervento delle forze dell’ordine che implichi uso legittimo della forza e, dall’altro, che il reato di tortura è quello configurato dall’Onu come trattamenti inumani e degradanti. Siamo di fronte ad un’innovazione vera”.
IL RINVIO Proprio la presentazione degli emendamenti però ha indotto la presidenza, una volta fissati per giovedì alle 19 i termini per la presentazione dei sub-emendamenti, a far slittare ad altra seduta (presumibilmente la prossima settimana) l’avvio dell’esame in aula. Antonio Marchesi e Patrizio Gonnella, rispettivamente presidenti di Amnesty International Italia e Antigone si augurano “che questo rinvia dia modo di migliorare il testo in discussione, rendendolo il più vicino possibile a quello dell’art,1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. E speriamo altresì che questo rinvio sia davvero breve e non faccia venire meno il senso di urgenza che il tema richiede, visto che il nostro paese aspetta da quasi trent’anni l’introduzione di norme che consentano di punire in modo adeguato quella che la comunità internazionale intera considera una delle più gravi violazioni dei diritti umani”.
(9 mag – Sis)