Roma, 11 mag – Risiede nella costellazione del Toro ad una distanza di 6500 anni luce dalla Terra, nel Medioevo la sua stella originaria ha suscitato l’interesse degli astronomi e si cela, nei cataloghi astronomici, sotto i nomi in codice di Messier 1 o NGC 952. L’oggetto in questione – di cui da notizia il sito dell’Asi (Agenzia Spaziale Italiana) – che continua a affascinare la comunità scientifica e gli appassionati, è la Nebulosa del Granchio (Crab Nebula). La nebulosa torna agli onori della cronaca per un nuovo dettagliato ‘ritratto’, realizzato da un team di ricercatori combinando i dati provenienti da cinque diversi telescopi, in modo da abbracciare l’intera ampiezza dello spettro elettromagnetico.Il quintetto è composto da: Karl G. Jansky Very Large Array (VLA), Spitzer, Hubble, XMM-Newton e Chandra. Formatasi in seguito all’esplosione di una supernova, osservata nel 1054, la nebulosa nasconde nelle sue pieghe una densa stella di neutroni – una pulsar – che ruota ogni 33 millisecondi.Il look ‘intricato’ del Granchio, secondo il gruppo di lavoro, è dovuto alla complessa interazione tra la pulsar, il rapido vento di particelle che ‘spira’ da essa e il materiale emesso sia nell’esplosione della supernova, sia dalla stella stessa prima dell’atto conclusivo della sua vita. Il team di astronomi che ha realizzato l’immagine, coordinato dall’istituto di ricerca argentino Iafe (Instituto de Astronomía y Física del Espacio), pubblicherà i risultati dell’indagine su The Astrophyisical Journal. (Com)