Roma, 12 mag – In base ai diversi studi condotti negli Stati Uniti, sia a San Francisco che a Seattle ed in diverse città americane, si stima che negli Stati Uniti vi siano circa 2 milioni di persone che hanno una patologia simile alla CFS, pertanto si può calcolare che in Italia vi siano circa 500 mila casi di CFS. La CFS colpisce soprattutto i giovani e lascia spesso per molti anni una situazione così grave dal punto di vista fisico che impedisce a tutti coloro che ne sono affetti di continuare a lavorare o a studiare.
All’Istituto Nazionale Tumori di Aviano sono stati compiuti una serie di studi, tra i quali la valutazione delle alterazioni immunologiche nei pazienti con CFS, la valutazione delle alterazioni cerebrali con una sofisticata metodologia di diagnosi radiologica, la PET, l’eventuale rapporto della CFS con i tumori maligni, lo studio di nuovi farmaci, in particolare immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e acyclovir ed immunomodulatori come timopentina. L’ultimo lavoro scientifico pubblicato nel 2013 riguarda i risultati di uno studio su 741 pazienti trattati con immunoglobuline e antivirali.
Purtroppo per ora non vi è alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di vita, portando anche qualcuno alla guarigione e un discreto altro numero a miglioramenti significativi della sintomatologia.
L’ossigeno-ozonoterapia sembra essere il trattamento più efficace che abbiamo nell’ambito della terapia della CFS. Recentemente, i ricercatori della Cornell University di New York hanno identificato alcune alterazioni del microbiota intestinale (l’insieme di microorganismi che una volta si chiamava flora intestinale) comune in tutte le persone con CFS coinvolte nello studio, erano ben 48, che segnalavano sintomi riconducibili alla CFS, rispetto ai 39 soggetti inseriti nel gruppo di controllo. Chi soffre di CFS ha un’alterazione del microbiota intestinale che risulta probabilmente responsabile dei sintomi gastrointestinali e dei processi infiammatori riscontrabili in questi pazienti e anche della sintomatologia di fatica che i pazienti con CFS accusano. Questi ricercatori, pertanto, non escludono che ad innescare i meccanismi immunologici alla base del disturbo ci siano fattori alimentari e ambientali o endocrini che richiedono comunque ulteriori studi al riguardo.
(red)