Roma, 22 mag – “State attenti alle app! Nessuno è al sicuro: si va dai sistemi informatici dei governi al computer e ai telefonini di casa. Passando per multinazionali, banche, borse, giornali e ospedali”. Così al Fatto Umberto Rapetto, fondatore del Gat (Gruppo anticrimine tecnologico) della Guardia di Finanza, che spiega: “Nelle guerre convenzionali combattevano solo i grandi eserciti. Oggi anche una sola persona può mettere in ginocchio un’intera Nazione: i pirati digitali non sono più le figure mitiche e romantiche di un tempo, ma hanno una connotazione venale e sono pronti a lavorare per criminalità e servizi segreti”. Che cosa dovrebbero fare le imprese per difendersi? “Dare priorità agli investimenti nella formazione, ancor prima di spendere in apparecchiature e in software che invecchiano in un battito di ciglia. Le verifiche dell’eventuale vulnerabilità deve essere effettuata seriamente, i penetration test non devono essere “combinati” pur di ottenere certificazioni o coperture assicurative. Le soluzioni cloud dovrebbero essere collaudate e poi, a guardare gli utenti, si potrebbe evitare l’uso promiscuo di dispositivi aziendali (smartphone e tablet) che vengono utilizzati per i giochi o dati ai figli”. I rischi per la gente comune quali sono? “Le app del cellulare sono il nostro tallone d’Achille. Le riteniamo gratuite ma rubano la nostra privacy, accedendo alla rubrica, ai messaggi, alla posta elettronica, alle foto: entrano nella nostra vita, costruiscono collegamenti e relazioni, ci catalogano conoscendo gusti e opinioni, preparando un nostro futuro dossier. . .” Come difenderci? “Installiamo solo le app effettivamente necessarie, riducendone l’invasività. Teniamo aggiornato il sistema operativo dei nostri dispositivi elettronici e i programmi antivirus. Salviamo periodicamente i file eseguendo il back-up di dischi e supporti di memorizzazione. Cambiamo sovente le password ed evitiamo di effettuare navigazioni online ‘pericolose e di scaricare software non garantiti”. (red)