Il Tar del Lazio ha bocciato le nomine di cinque dei venti direttori dei super-musei italiani, effettuate lo scorso anno dal ministero dei Beni culturali: le bocciature riguardano il Palazzo Ducale di Mantova, la Galleria Estense di Modena, i Musei Archeologici Nazionali di Napoli, Reggio Calabria e Taranto e il Parco Archeologico di Paestum. Nel mirino della sentenza del Tribunale ci sono le procedure di selezione: secondo il Tar non potevano essere nominati direttori stranieri (ma soltanto Peter Assmann del Palazzo ducale di Mantova, tra gli stranieri, è stato respinto) e inoltre le prove orali di selezione si sarebbe tenute a porte chiuse, senza testimoni, e dunque in maniera non legittima e non chiara. Immediata la reazione del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: “Sono allibito, ci hanno fatto fare una figura pessima di fronte al mondo intero”.
L’APPELLO AL CONSIGLIO DI STATO – Il titolare del Mibact ha annunciato che “naturalmente adesso ci sarà immediatamente l’appello al Consiglio di Stato con la richiesta di sospensiva, ma quello che mi preoccupa di più è che una cosa per cui l’Italia si è fatta apprezzare in tutto il mondo venga messa in discussione, peraltro ci sono anche delle conseguenze pratiche perché la sentenza è stata pubblicata e da oggi 5 importanti musei sono senza direttori”. Mentre per il Movimento 5 Stelle l’Italia “la figuraccia davanti al mondo l’Italia l’ha fatta a causa di Franceschini che, per la direzione dei Musei pubblici, ha utilizzato criteri di nomina che avevamo criticato fin dall’inizio”, la maggioranza si schiera compatta, arrivando perfino a lamentare l’inadeguatezza dei Tribunali amministrativi. Matteo Renzi, premier al momento della riforma dei musei, dice: “Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i Musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar. Una delle scelte di cui sono e resterò più orgoglioso è aver dato i più bravi la possibilità di concorrere per la direzione dei Musei italiani, patrimonio mondiale dell’umanità. E i risultati già si vedono, a tutti i livelli”. “Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso”. E perfino il ministro della Giustizia Andrea Orlando si espone in maniera chiara sui Tar parlando all’Aria che tira su La7: “andrebbero cambiati, senza demonizzarli, precisando meglio qual è la competenza della politica e quella di un tribunale amministrativo”. (Sis – 25 mag)

