A ROMA “L’ARTE DI ESSERE FRAGILI”, D’AVENIA RACCONTA LEOPARDI
Alessandro D’Avenia arriva a Roma mercoledì 31 maggio alla 21, al Teatro Eliseo (via nazionale, 183) con il racconto teatrale “L’arte di essere fragili” tratto dal suo fortunato libro uscito qualche mese fa per Mondadori “L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita”. Il teatro è parola in azione. Per questo il 39enne insegnante di Lettere ha deciso di portare gratuitamente in giro per l’Italia la bellissima storia di Leopardi e delle età della vita, che Leopardi seppe definire meglio di chiunque altro perché fu costretto a viverle più in fretta, più in profondità. Ogni tappa è un’arte da imparare: adolescenza o arte di sperare, maturità o arte di morire, riparazione o arte di essere fragili, morire o arte di rinascere. Tutto questo attraverso una Narr-Azione. Non si tratta di un monologo teatrale, di una parte recitata, ma di una parola che di volta in volta si nutre dei luoghi e degli incontri con le persone, diventando un racconto sempre nuovo, quante sono le serate. Il teatro diventa una notte di stelle, magari quella di san Lorenzo, quella in cui ci permettiamo il lusso di essere all’altezza dei nostri desideri e li leghiamo al movimento degli astri, come fece Leopardi dall’inizio della sua vita. Minuto dopo minuto il pubblico è inserito in un vero e proprio esercizio di meraviglia, quello di chi scopre la poesia incastrata nella vita quotidiana, il sublime nell’ordinario, e risponde all’appello della bellezza cercando di replicarla. Solo la bellezza provoca quei rapimenti che costrinsero Leopardi a diventare poeta. A 21 anni aveva già scritto l’Infinito. E noi? Noi con le nostre fragilità, debolezze, fallimenti, non sembriamo titolati a far nulla di buono? Non è vero. Leopardi diventò il più grande poeta moderno proprio perché seppe trasformare la sua fragilità in canto, attraversandone le stagioni dell’incanto e del disincanto. Avrebbe avuto tutti gli alibi possibili, ma non si scusò mai di non essere all’altezza, perché decise di “fare qualcosa di bello al mondo, conosciuto che sia o no da altrui” come dice nello Zibaldone. Con la regia di Gabriele Vacis e le scenofonie di Roberto Tarasco, D’Avenia prova a trasformare un teatro in una classe senza muri, a cielo aperto, perché chiunque partecipi, a qualsiasi età, accompagnato da parola, musica, immagini e lettura dei capolavori leopardiani, possa sperimentare che la notte dei desideri è ogni notte e che la letteratura salva la vita, solo quando siamo disposti ad ascoltarla davvero. In un’epoca in cui sembra che siano titolati a vivere solo i perfetti, questo messaggio è più che mai necessario. (red)
ROMA: INFUTURARSI, SAGGIO-SPETTACOLO DEL LABORATORIO GABRIELLI
L’inquietudine e la curiosità suscitate dalla parola futuro prenderanno forma sul palcoscenico del Teatro Argentina di Roma con “Infuturarsi”, saggio-spettacolo dei giovani attori del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, diretto da Roberto Gandini, in scena l’1 (ore 11) e il 2 giugno (ore 19). Uno spettacolo che riflette sul tema del futuro, guardato e restituito dagli occhi di 26 ragazzi con e senza disabilità, per riscoprire quanto i giovani siano oggi fondamentali per la crescita e il miglioramento dei tempi che verranno, e che bisogna ripartire da loro stessi per ritrovare una nuova speranza in un mondo in continuo cambiamento. “Ero in una scuola per parlare del Laboratorio “Piero Gabrielli” e vedevo davanti a me i ragazzi particolarmente distratti. Mi sembrava però una distrazione triste, non quella bella evasione dalla realtà piena di ‘voglia di fuori’ e di amici che si prova a scuola, era una distrazione solitaria, senza trasgressione. E mi sembrava che anche i docenti fossero distratti, assenti. Qualcuno tentava di riempire quel vuoto con una sbirciatina su Facebook ma senza troppa foga – racconta il regista Roberto Gandini – Allora, senza rendermene conto, ho cominciato a parlare di futuro, del loro futuro, del fatto che qualcuno li stava ‘fregando’ perché non li aiutava a capire che, malgrado la crisi e tutto il resto, se non avessero iniziato a pensarci loro, al loro futuro, sarebbe andata peggio di come poteva andare”. Il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli è un’attività promossa, finanziata e organizzata da Roma Capitale – Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale e Assessorato alla Crescita culturale, dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio e dal Teatro di Roma. Infuturarsi, produzione Teatro di Roma, è uno spettacolo a quadri che consente ai diversi linguaggi teatrali di coesistere: si sorride con un’operina buffa intitolata La fuga dei cervelli, in cui il protagonista Fausto, per non diventare un bamboccione, cerca di mettere in fuga il suo cervello, ma si riflette anche una storia di cyberbullismo, dove, ispirandosi ad un’idea di Gianni Rodari usata nel libro Dieci storie per giocare, questa storia “bulla” avrà tre finali. La malinconia e l’autoironia animano invece il quadro I monologhini, con sei ragazzi che danno vita ad altrettanti personaggi: si va dal ragazzo che aspetta un autobus che non arriverà mai perché c’è sciopero e lui non lo sa, alla studentessa sconsolata che all’ora di ricreazione paragona la sua vita a quella di una “stupida lattina”, incastrata in una macchinetta delle bibite, al ragazzo con disabilità dimenticato in un corridoio scolastico da un’insegnante distratta e altri personaggi tutti da scoprire. Non manca poi di certo il tema dell’amore, o meglio della paura di non trovare amore, della cosiddetta ansia d’amore, del timore di essere esclusi dal gioco di questo sentimento. Come suggerisce il titolo tratto dal verso 98 del XVII° canto del Paradiso, Infuturarsi sarà un viaggio teatrale all’interno di una visione prospettica, una vera e propria immersione nei desideri, i pensieri, le considerazioni sui meccanismi evanescenti del domani, per assorbirne le influenze e riportarle a galla nel presente, cercando di scacciare le perfidie e le angosce di chi rappresenta il nostro futuro catastrofico, spingendoci “…oltre il più lontano di tutti gli altrove”. (red)
DANZA, DEBUTTO NAZIONALE A BARI PER “SILENT POETS”
Debutto nazionale domenica 4 giugno alle 19 al Nuovo Teatro Abeliano di Bari del nuovo lavoro di Ezio Schiavulli “Silent Poets”, della Compagnia Ezio Schiavulli, in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese, Teatro Abeliano, Network Danza Puglia, Altradanza. Andato in scena in forma di anteprima al Teatro Comunale di Mesagne lo scorso 8 aprile in fuori abbonamento nell’ambito della Stagione del Comune di Mesagne-Teatro Pubblico Pugliese, poco prima della prima internazionale in Francia nei giorni scorsi, ora proposto per l’Italia a Bari. Silent Poets è un vissuto parallelo tra spazio ed energia, atmosfere legate ai poeti maledetti. Una costruzione coreografica nata dal gioco del labirinto: spazio limitato, immaginario, di incontri, di bisogni, di visioni. Un luogo dissoluto per chi lo subisce e un gioco evidente per colui che osserva. L’energia in progressione ci dirige verso lo stato di trans, un’esigenza del bisogno di affermazione, di denuncia, di strategie sociali. Un gioco iniquo di personalità estreme che reagiscono in uno spazio definito e geometrico, disfacendo la simmetria. Concezione generale di Ezio Schiavulli che cura la coreografia in collaborazione con i danzatori Vita Stasolla, Andrea Palumbo e Gabriele Montaruli. (red)
GIORGIA MAZZUCATO IN SCENA NEGLI STATI UNITI E IN MESSICO
Allieva di Franca Rame e Marco Baliani, premiata da Paolo Poli e recensita dal Premio Nobel Dario Fo – che di lei da giovanissima già parlava di una professionista del Teatro – vincitrice del Roma Fringe Festival e al Teatro L’Avogaria di Venezia, Giorgia Mazzucato nell’estate del 2017 rappresenterà l’Italia negli Stati Uniti e in Messico chiamata per il suo Viviamoci. Hollywood, San Diego, Tijuana: sono queste le città che toccherà la tournée oltreoceano dello spettacolo “Viviamoci” (in co-produzione: Maria Beatrice Alonzi e Giorgia Mazzucato – Produzione Stabile della SITI e Fringe Italia), per l’occasione tradotto in LIFEGATE, un monologo di teatro civile di uno dei talenti italiani che più si è fatto notare negli ultimi anni, Giorgia Mazzucato. Classe 1990, padovana, recensita dal Premio Nobel Dario Fo che definì lo spettacolo da lei scritto e diretto “paradossale e metafisico, forte di una scrittura puntuale ed efficace”, Giorgia Mazzucato negli anni si è fatta conoscere e apprezzare su tutta la scena nazionale conquistando le home page dei maggiori quotidiani italiani con le web serie ideate insieme alla digital artist Maria Beatrice Alonzi, la prima serata di Sky e poi ancora il Premio Miglior Spettacolo nella prestigiosa rassegna dello storico teatro veneziano Teatro L’Avogaria della famiglia Poli e uno speciale invito al Festival di Alcatraz della famiglia Fo – insieme a Paolo Rossi e Moni Ovadia – e al MAT (Mirror Art Therapy) per la sua forte potenza emotiva. Un unicum nella scena italiana che vede una giovanissima attrice e autrice convincere critica e pubblico con uno spettacolo ironico e intelligente, “empatico” e dal profondo taglio civile. Nell’estate 2017, per Giorgia Mazzucato con lo spettacolo Viviamoci sarà la prima volta in tournée all’estero, chiamata direttamente dal San Diego (19, 25, 26, 29 giugno, 1, 2 luglio ), dall’Hollywood Fringe Festival (17, 21 giugno) e dal Tijuana Fringe Festival (23, 24 giugno) in rappresentanza dell’Italia. Monologo trasformista, Viviamoci è un intreccio di storie che si colorano l’un l’altra esplorando le diverse atmosfere e sensazioni che oscillano in opposizione tra il comico e il tragico, tra felicità, rabbia, disperazione, speranza, paura, nostalgia, sorpresa e rimorso. Lo spettacolo è vero e proprio viaggio interno ed esterno ai tre diversi personaggi, interpretati dall’attrice, e ai loro mondi che si creano tra incontri e scontri: una giovane madre piange di gioia e poi di dolore, la piccola figlia, energica e felice, viaggia nella fantasia con i suoi giochi di parole e l’amato peluche, un giovane meccanico veneto cresce con un duro lavoro, tra soddisfazione ed errori fatali. (PO / red)
“CARO UGO, TUA FERNANDA”: OMAGGIO A FERNANDA PIVANO
“Caro Ugo, Tua Fernanda” di Vittoria Rossi, regia di Pino Strabioli, con Vittoria Rossi, Andrea Calabretta, Daniele Miglio e Lorenzo Mazzoni al pianoforte andrà in scena il 28 maggio alle 18 al Teatro Villa Pamphilj di Roma (Villa Doria Pamphilj Via di San Pancrazio 10 – P.zza S. Pancrazio 9/a). Lo spettacolo è dedicato a Fernanda Pivano, saggista, traduttrice, scrittrice e giornalista e ne racconta l’intensa vita di donna geniale e intraprendente. Un’opportunità per conoscere attraverso le tappe della sua longeva esistenza, alcuni dei tanti autori da lei tradotti, da Hemingway a Kerouac a Gregory Corso. Una storia affascinante che sarà ricostruita attraverso l’adattamento teatrale di un carteggio privato tra la Pivano e Ugo Rossi, Direttore Generale degli scambi culturali del Ministero della Pubblica Istruzione che la incontrò nel 1952 e fu legato a lei da una profonda amicizia, fino alla fine di entrambi. Adattatrice del testo e attrice nel ruolo di Fernanda, Vittoria Rossi, nipote, appunto, di quell’Ugo Rossi, e che, come lui, ha avuto la possibilità di frequentare e conoscere Fernanda Pivano e le sue grandi imprese letterarie. (26 mag – PO / red)
