Roma, 20 mar – Conferma la sua contrarietà all’esercizio di voto per gli italiani residenti all’estero l’ambasciatore Sergio Romano, editorialista de il Corriere della Sera che oggi dalle pagine del quotidiano rispondendo alla lettera di un italiano emigrato all’estero chiarisce: “Continuo a pensare che la Legge del 21 dicembre 2001, votata con miope conformismo da destra e sinistra, sia stata una pessima idea”. Poi spiega, punto per punto le ragioni della sua contrarietà. “Gli elettori italiani all’estero registrati dai consolati sono circa 4 milioni (possono votare anche quelli con la doppia cittadinanza). Non è possibile farli votare per corrispondenza nel comune di cui sono originari perché un voto così potenzialmente rilevante potrebbe alterare in molti casi gli equilibri locali e produrre risultati che i ‘nativi’ per primi riterrebbero inaccettabili” “Come ho ricordato recentemente – prosegue Sergio Romano – sarebbe stato possibile seguire l’esempio di altri Paesi europei: restringere il diritto di voto solo a coloro che hanno conservato la residenza in patria, che sono all’estero da meno di dieci anni, e che non hanno ancora chiesto la cittadinanza straniera”. “E’ stata decisa la creazione di quattro enormi collegi elettorali: Europa, Nord e Centro America, Sud America, Asia, Africa Oceania. Nessuno, sembra ha previsto che le procedure di voto sarebbero state terribilmente esposte al rischio di possibili frodi. Nessuno ha osservato che il rappresentante di un collegio non rappresenta in realtà nessuno. Nessuno ha previsto che il rappresentante degli italiani all’estero, dopo essersi installato a Montecitorio o a Palazzo Madama, sarebbe stato dominato dalla preoccupazione di farsi rieleggere e avrebbe pensato alla comunità dei suoi elettori piuttosto che all’interesse nazionale italiano. Non è stato dato alcune peso alla reazione diffidente e indispettita di Paesi stranieri (il Canada e l’Australia ad esempio) che hanno dovuto subire la costituzione di un collegio elettorale straniero nel loro territorio nazionale”. Infine, scrive Romano, “a tutto questo occorre aggiungere che lo stile parlamentare di alcuni dei rappresentanti eletti nel 2006 ha confermato tutte queste preoccupazioni e che l’errore, quando viene ripetuto, smette di essere umano e diventa diabolico”.
(Sab)