Negli studi clinici le donne sono molto meno rappresentate degli uomini e questo si ripercuote sull’appropriatezza delle cure. Una disuguaglianza al centro di uno dei tanti appuntamenti del Festival dell’Economia di Trento, quest’anno dedicato proprio alla “Salute disuguale”. Donne e uomini non sono uguali e, soprattutto in medicina, le differenze di genere sono fondamentali per un approccio mirato. Su questo tema c’è sicuramente una “maggiore consapevolezza” ma è necessario “trovare una strategia per diffondere al più presto questo orientamento”, afferma Fulvia Signani, psicologa e sociologa, dirigente ASL Ferrara e docente universitaria. E una strategia che va in questo senso già c’è, con una proposta di legge, a prima firma Paola Boldrini (Pd), che mira a favorire la diffusione e l’applicazione della medicina di genere a livello di prevenzione, ricerca, formazione e cura. Un passo importante, spiega Signani, “una presa d’atto che le evidenze scientifiche devono far parte anche delle politiche”, un modo per far sì che “il diritto alla salute uguale per tutti sia una pratica quotidiana”.
NELLE UNIVERSITA’ – Secondo la docente di Ferrara è necessario quindi “una strategia di diffusione più veloce”, anche perché “le evidenze scientifiche ci dimostrano che ci sono molte disuguaglianze e disparità di trattamento e ci sono grandi aspetti che non vengono considerati, che non sono stati studiati né recepiti, che non facevano parte dei programmi formativi”. Signani fa riferimento alle analisi che Maurizio Del Greco, primario di cardiologia dell’ospedale di Rovereto, ha spiegato durante il Festival dell’Economia. “Per anni in cardiologia – ha sottolineato Del Greco – ci si è dedicati di più ad analizzare e curare gli uomini rispetto alle donne”, nonostante esistano “moltissime differenze nei sintomi, nei fattori di rischio e nella prognosi”. Piccoli passi, comunque, si stanno facendo e la medicina di genere sta entrando nelle Università. “E’ stato impostato con i presidi delle Università che hanno la facoltà di Medicina, un accordo nazionale che verrà presentato l’11 luglio alla ministra Fedeli – continua Signani – in base al quale nel prossimo anno accademico le facoltà di Medicina delle università sia pubbliche che private italiane organizzeranno la formazione di tutte le discipline declinate sul genere”. La medicina di genere, in realtà, è già entrata nell’Università con una cattedra a Padova, ma – riflette la psicologa e docente – “è una strategia troppo macchinosa e falsifica quello che è il significato stesso della medicina di genere: non è una disciplina a parte ma un orientamento che deve attraversare tutta la medicina”. (PO / Sip – 3 giu)