“La legge elettorale è morta”. A certificarlo è direttamente il relatore, Emanuele Fiano, al termine di una mattinata (giovedì 8 giugno, ndr) in cui la strana alleanza Pd-M5S-Forza Italia e Lega è caduta al primo dei tanti ostacoli: al primo emendamento votato a scrutinio segreto, la maggioranza è infatti andata sotto. Si tratta di un emendamento a prima firma Biancofiore, che applica la legge elettorale anche alla regione Trentino, sul quale il governo aveva espresso parere contrario. I voti decisivi a favore risultano essere quelli del Movimento 5 Stelle, anche se alcuni franchi tiratori potrebbero essere anche nel Pd. Ma Fiano tuona: “La legge elettorale è morta. Siamo abituati a fare accordi politici con persone coerenti e questi voto segreto su un punto per noi molto rilevante è inaccettabile nel merito e nel metodo. Non siamo abituati a fare accordi politici con persone che dicono una cosa e ne fanno un’altra”. E la presidente della Camera Laura Boldrini sospende la seduta, in attesa che di nuove strategie da parte dei gruppi: a questo punto però quella della rapida approvazione per arrivare ad elezioni anticipate in autunno sembra una ipotesi tramontata. Che la partita della legge elettorale alla Camera si giocasse in un campo di battaglia duro e pieno di insidie, del resto, era ormai noto. Il 7 giugno l’aula aveva respinto le questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni (ma anche dagli alleati di governo di Alternativa Popolare) e che insistevano sulla composizione dei collegi (“La Costituzione prevede che il calcolo dei collegi sia effettuato sulla base della densità di popolazione, mentre la legge prevede che siano mantenuti quelli precedenti, basati su un censimento di 26 anni fa” ricorda Roberta Agostini di Ap) ma i voti contrari erano stati pochi, molto meno del previsto: appena 310. Ettore Rosato, capogruppo del Pd, se ne aspettava un centinaio in più “e vi ricordo cosa è successo quando ne sono mancati 101” diceva alludendo al boicottaggio interno al Pd alla candidatura di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica due anni fa. Alla resa dei conti, i voti che mancavano erano in realtà 66: comunque un problema non di poco conto in vista dei voti ai 209 emendamenti che erano stati presentati alla legge elettorale, tanto più che quasi la metà di questi erano previsti a scrutinio segreto. E infatti la maggioranza è scivolata subito, al primo colpo: “Si sapeva sin dall’inizio che quella sul Trentino era una mia battaglia. – si giustifica Micaela Biancofiore, firmataria dell’emendamento galeotto e in quota a Forza Italia, quindi ‘dentro’ l’accordo – Se ho sentito Berlusconi? L’ho chiamato, non sono riuscita a parlarci. Io mi fido del mio presidente, da lui ho imparato che non si possono votare le ingiustizie, poi se mi dicono che me ne devo andare lo farò, non ho problemi”. (Red – 8 giu)