Milano, 19 giu – C’è l’azienda di capi di moda femminile di Binasco, quelle milanesi che producono borse, camicie e occhiali, l’azienda a gestione famigliare che fa cinture a Trezzo sull’Adda e quella di abbigliamento femminile a Magenta. In chiusura della settimana della moda uomo, a Milano, domani per 40 imprese milanesi ci saranno 120 incontri business con una decina di buyer stranieri provenienti da mercati come: Stati Uniti, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Arabia Saudita, Israele. La domanda di abbigliamento “made in Lombardy”, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano e dalla sua azienda speciale Promos per l’internazionalizzazione su base Istat, cresce del 22% in un anno per questi Paesi, per un business che passa dai 525 milioni dei primi tre mesi 2016 ai 639 milioni a inizio 2017. Guidano Milano con 440 milioni venduti nel primo trimestre del 2017, + 28% rispetto al primo trimestre 2016. Ma anche Brescia con 28 milioni (+70%), Bergamo (37 milioni, + 23%). Cresce il business soprattutto con gli USA (292 milioni in tre mesi, +25% l’export lombardo in un anno), la Corea del Sud (144 milioni, +41%). Resta forte il buyer “Giappone” con 152 milioni (+6%). Bene Singapore (24 milioni, + 8%), Arabia Saudita (17 milioni, + 13%), Israele (11 milioni, + 20%). La moda pesa il 17% su tutti gli scambi lombardi con questi Paesi. Una specializzazione regionale, che in Italia si ferma al 12%. In particolare piacciono i vestiti, con un export di 251 milioni da gennaio a marzo, + 19% in un anno, ma anche la pelletteria, borse in pelle e articoli da viaggio (174 milioni, + 40%) e le scarpe (89 milioni, +23%). (Red)