Bologna, 26 mar – “Votare all’estero non è la stessa cosa che farlo in Italia, quindi è errato utilizzare i medesimi parametri di valutazione. Qui (nel 2006, ndr) si è trattato di far tornare a votare persone che hanno perso tale abitudine da molto tempo, in quanto non hanno mai esercitato tale diritto nelle elezioni francesi per disinteresse e non hanno mai potuto votare per l’Italia in quanto non avevano la possibilità materiale di tornare in patria”. Così Graziano Del Treppo, presidente del Com.It.Es. di Chambéry, spiega il tasso d’astensionismo abbastanza elevato riscontrato tra gli italiani all’estero in occasione delle elezioni del 2006. “Si è cercato di sponsorizzare molto questo evento, ma non è semplice, gli italiani sono sparsi su un territorio molto vasto quindi difficili da raggiungere, e questa difficoltà ovviamente l’hanno avuta gli stessi partiti e gli stessi candidati. L´associazionismo è in fase calante, sempre più un sistema che raggruppa anziani e poi non può fare propaganda, ma solo incoraggiare al voto”. Antonio Pellegrino, ex presidente del Com.It.Es. di Monaco di Baviera, ha invece sottolineato come “quel 33 per cento di votanti in Germania potrebbe non comprendere quelle persone che hanno deciso di tornare in Italia a votare”. Per quanto riguarda il problema della disaffezione alla politica italiana, Pellegrino ha ammesso che in parte “nelle seconde e terze generazioni di immigrati è naturale che si avverta”. Ha poi confermato “la difficoltà dei candidati di farsi ascoltare e conoscere da tutti”, ma ha anche ammonito a non affrettarsi a bocciare la legge che ha consentito il voto, “visto che si è trattato della prima campagna elettorale all’estero”. “Se la partecipazione risultasse bassa anche a questa tornata elettorale – ha concluso – non bisognerebbe essere eccessivamente negativi, poiché anche in questo caso le elezioni sono giunte in modo inaspettato”.
(Sis)