Roma, 26 mar – Non solo nella moda, nel design e sulla tavola: l’italian style fa tendenza anche nel vigneto. Dall’Australia alla California, passando per Cile, Sudafrica e Argentina, spopolano i vitigni di casa nostra, e Sangiovese, Nebbiolo e Sagrantino sono pronti a prendere il posto di Cabernet & Co. Gli “internazionali” del futuro saranno dunque gli autoctoni italiani? Il primo vitigno ad uscire dai confini nazionali è stato il Sangiovese, che partito dalla Toscana è ormai diventato “cittadino” onorario in California, in Cile, in Australia e addirittura in Francia. Poi è toccato al Nebbiolo, ormai amato praticamente ovunque nei Paesi del Nuovo Mondo. L’ultimo trend è l’antico vitigno umbro Sagrantino, letteralmente adorato in Australia. La sfida tra vitigni autoctoni e varietà internazionali sarà protagonista al Vinitaly, a Verona, dal 3 al 7 aprile, promossa dalla cantina umbra Caprai, che ha lanciato il Sagrantino alla ribalta dello scenario mondiale. Lo scontro tra vitigni italiani e internazionali – spiega la Wine News – non sembra quindi affievolirsi, anzi, pare trovare nuovi spunti e temi di discussione. A cominciare da una più ampia definizione delle due categorie. Se è vero, infatti, che fino ad oggi le tipologie internazionali, quelle cioè ad ampia diffusione globale, sono state in larga parte rappresentate dai vari Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet, Syrah e compagni (che ovviamente sono invece autoctone nelle regioni francesi di provenienza), prende forma una nuova e inaspettata tendenza, indicativa della grande reputazione del vino di casa nostra: la diffusione nel mondo delle varietà tradizionali italiane. Ecco allora i Sangiovese californiani, esplosi grazie alla scia lunga del successo dei Supertuscan negli States, quelli cileni, australiani e francesi; per non parlare della diffusione del Nebbiolo, amato praticamente ovunque nei paesi del Nuovo Mondo, dai soliti californiani all’Oregon, passando per Pennsylvania, Tennessee, Virginia, Washington, fino a Messico, Argentina, Cile, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa: L’Australia invece scopre la passione per il Sagrantino: lo storico vitigno di Montefalco, dal cuore dell’Umbria e d’Italia, riportato in auge dall’azienda Caprai, sembra incontrare il favore di un numero crescente di produttori, travalicando confini regionali, nazionali e addirittura continentali. Quel che è certo è che al di la dei vitigni utilizzati a fare la differenza circa la qualità di un vino, intesa nel senso più intimo e profondo del termine, sia e resti il territorio di origine.
(Cog)