Roma, 21 giu – “La drammatica fine di Gloria e Marco, i giovani architetti veneti vittime dell’incendio di Londra dei giorni scorsi, ha riportato al centro del dibattito il tema della fuga all’estero dei giovani italiani. Una fuga obbligata dalla stretta necessità di andare a cogliere fuori le opportunità che il nostro Paese non sa offrire. Ma se il fenomeno è noto, meno lo sono le caratteristiche dello stesso, le modalità e il luogo in cui ci si sposta per lavoro. Dal 2008 al 2015 più di 500 mila connazionali si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero. Al primo posto tra le destinazioni dei nuovi emigrati italiani c’è la Germania, seguita da Regno Unito e Francia. A questo numero va aggiunto un altro dato: i quasi 300 mila stranieri, soprattutto provenienti dai Paesi dell’Est, che in questi anni sono rimpatriati nella loro terra di origine non trovando più opportunità in Italia”. È la fotografia scattata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro nel rapporto “Il lavoro dove c’è. Un’analisi degli spostamenti per motivi di lavoro negli anni della crisi”, presentato oggi a Roma in occasione dell’inaugurazione dell’Auditorium dei Consulenti del Lavoro, nel quale vengono esaminati i cambi di residenza ed i comportamenti degli italiani partendo dalla crisi occupazionale del 2008, che ha cambiato le esigenze della popolazione ed incrementato il numero di soggetti decisi a spostarsi in un’altra città per lavorare. (Red)