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MIGRANTI, SCHIAVONE (CGIE): NO ‘COPRIFUOCO’, PIU’ POLITICHE INCLUSIONE

it@withub.it by it@withub.it
22 Giugno 2017
in Archivio News dal mondo
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Roma, 22 giu – “Quanto sta succedendo a Domodossola, città al confine con la Svizzera, a pochi chilometri da Briga – avamposto in cui durante il lungo cammino della speranza del secolo scorso, i nostri emigranti alla ricerca di lavoro si sottoponevano alle visite mediche, alla selezione forzata, per poter entrare nella Confederazione elvetica – è molto discutibile. Il sindaco di questa città vuole imporre il coprifuoco ai migranti ospitati nei centri d’accoglienza della città. A suo dire, per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza, questi migranti dovrebbero rientrare nel centro alle 20, ovvero, tenerli sotto osservazione preventiva”. Così in una nota Michele Schiavone, segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero. “La recente storia dei milioni di italiani che hanno attraversato quei luoghi ci ricorda le angherie subite, ci rimanda alla mente l’uso arbitrario della forza e l’insofferenza agli eccessi di zelo legislativo locale – sottolinea Schiavone -. Chi, come i nostri padri, hanno vissuto quelle umiliazioni, può ricordarci quanto dura è la vita di chi chiede ospitalità e sostentamento”. Il segretario generale del Cgie aggiunge: “Quelle zone di confine ancora oggi sono luogo di controversie tra italiani e svizzeri. Sul versante svizzero quando parlano di noi usano concetti taglienti, i lavoratori frontalieri lombardi vengono percepiti come usurpatori di lavoro e quindi diventa facile far passare provvedimenti legislativi e referendum quali; ‘prima i nostri’ e le ordinanze protezioniste, di chi la sera chiude i valichi per paura degli italiani e reclama le quote d’ingresso dei frontalieri lombardi”. “Dov’è la differenza tra questi due modi d’agire? – si domanda Schiavone -. È difficile riconoscerla, ma quel che è certo che in entrambi i casi vengono lesi i diritti umani, quando invece le soluzioni per un’accoglienza solidale sarebbero a portata di mano se solo si promuovessero politiche di inclusione e di prevenzione. Basta volerlo, invece di agire in funzione del consenso politico”. (Red)

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