PAPALEO RACCONTA TENCO IN “FORSE NON SARÀ DOMANI…”
Rocco Papaleo è il protagonista di Forse non sarà domani, in prima nazionale sabato 1 luglio (ore 21) al Trianon per il Napoli Teatro Festival Italia. In scena una scrittura originale in dodici quadri di Stefano Valanzuolo sulla vita e le opere di Luigi Tenco, con le musiche originali del cantautore rielaborate da Roberto Molinelli ed eseguite da Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Davide Savarese (batteria e percussioni), Marco Sannini (tromba). Sono passati cinquant’anni dalla drammatica notte in cui, in un hotel di Sanremo, il corpo di Luigi Tenco venne ritrovato privo di vita. Da allora, voci e supposizioni sulla sua tragica fine si sono intrecciate, ed il giallo sulla sua morte ha quasi finito con il fare ombra ad una vita caratterizzata – invece – da scelte coraggiose, dall’elemento fantasioso e, soprattutto, da molta buona musica. “Forse non sarà domani” (il titolo richiama i versi di uno dei grandi successi di Tenco) vuole riprendere in considerazione la figura del cantautore in modo affettuoso ma comunque obiettivo, senza ricorrere all’apologia del martirio né dissimulare l’originalità di un pensiero (non solo musicalmente) audace.
Il racconto si snoda attraverso dieci scene incorniciate da un prologo ed un epilogo. Ognuno dei dodici quadri rimanda, sin dal titolo, ad una canzone di Tenco e ne riflette un aspetto della personalità. La posizione politica, l’amore, le idee sul matrimonio e sulla guerra, il rapporto tenerissimo con la madre e quello tormentato con l’industria del disco, l’anticonformismo e la tragedia di Sanremo sono aspetti dell’uomo Tenco che si riflettono a pieno nelle sue canzoni, con continuità e coerenza degne del grande artista.
Rocco Papaleo si cala nel duplice ruolo di attore e cantante, ricorrendo ad una narrazione in prima persona per stabilire un contatto con il pubblico quanto più possibile privo di mediazioni intellettuali. Il testo, ideato da Stefano Valanzuolo sulla base di testimonianze d’epoca originali, ha le sembianze di un flashback i cui ritmi sono scanditi dalla musica. Le canzoni, rielaborate da Roberto Molinelli con frequenti allusioni al beat o ad un jazz che nella forma della ballad trova esiti accattivanti, sono affidate alla voce di Papaleo, suadente come quella di un crooner, informale come quella di un fan. Nella messa in scena curata da Valter Lupo, l’attore protagonista si concederà solo alcuni open (il gergo jazzistico non è casuale), ossia brevi digressioni dal filo rosso centrale, provando a raccontare il proprio Tenco, così instaurando un piano narrativo altro, soggettivo e immediato. I brani che si ascolteranno nel corso della serata, calati all’interno del testo quasi a delimitare i capitoli della vicenda breve di un grande artista taliano, fanno parte da mezzo secolo della storia della migliore canzone italiana d’autore: “Vedrai, vedrai”, “La ballata della moda”, “Mi sono innamorato di te”, “Io sono uno”, “Ciao amore ciao”, “Uno di questi giorni”, “Yeehhh”, “Cara Maestra”, “Ragazzo mio”, “Un giorno dopo l’altro”, “Lontano, lontano”. Lo spettacolo è prodotto da Fondazione Campania dei Festival / Napoli Teatro. (red)
NAPOLI, “L ’ARTISTA INCOMPRESA” CON ANTONELLA STEFANUCCI
Al Museo Nitsch per il Napoli Teatro Festival Italia, Antonella Stefanucci presenta L’artista incompresa, un testo di Domenico Ciruzzi, in scena da sabato 1 a lunedì 3 luglio (con quattro repliche al giorno, ciascuna della durata di 20 minuti, alle ore 19, 20, 21 e 22). “Una piecè teatrale di avant-garde comique” nella definizione che ne fornisce l’interprete. Antonella Stefanucci – strizzando l’occhio alla “scultura vivente” di Gilbert & George, alle “donne-statua” di Vanessa Beecroft e più in generale alle performance di Marina Abramovic – propone un’ironica riflessione sul ruolo dell’arte nella società contemporanea. In una bacheca di plexiglass vive Virus, un’artista incompresa che filma se stessa con un telefonino: “È la storia di un artista visivo con le sue problematiche e le sue divagazioni. È la rottura dell’arte intesa come santuario, come oggetto intoccabile e spesso indecifrabile. È il quotidiano dell’arte”. Mantenendo la capacità di sorprendere con cambi di registro e salti imprevedibili, Antonella Stefanucci (che nel suo percorso artistico al teatro ha associato varie incursioni televisive) negli ultimi anni ha collaborato con Francesco Saponaro al laboratorio Occhi gettati (tratto dai testi di Enzo Moscato). Per il Teatro Stabile nazionale di Napoli ha recitato ne In memoria di una signora amica e Dalla parte di Zeno di Valeria Parrella. “Questo spettacolo è una tappa importante del mio percorso – spiega la Stefanucci – perché rappresenta dopo anni di carriera una riflessione (non soltanto professionale) su dove l’artista e l’opera diventano una cosa sola. Sono nata e cresciuta tra le opere d’arte ed ho trascorso spesso da bambina le mie vacanze tra un museo, un padiglione della Biennale di Venezia ed i festival di teatro. Con occhio dissacratorio ma con grande amore e tenerezza racconto il mio tragi-comico delirio d’artista”. Antonella Stefanucci dirige un laboratorio teatrale sull’integrazione delle lingue presso il centro interculturale Officine gomitoli. (PO / red)
A MATERA TONI SERVILLO LEGGE NAPOLI
Questa sera con lo spettacolo “Toni Servillo legge Napoli” si inaugura a Matera la Stagione teatrale Estate 2017 “A teatro fra i magici luoghi della Basilicata”, organizzata dal consorzio Teatri Uniti di Basilicata. “Toni Servillo legge Napoli”, la lettura scenica performata dall’attore campano, andrà in scena alle 21, sul Terrazzo di Palazzo Lanfranchi e in replica lunedì 3 luglio, sempre alle 21, presso gli scavi archeologici di Mefitis a Rossano di Vaglio Basilicata (Pz). Lo spettacolo di e con Toni Servillo, prodotto da Teatri Uniti, laboratorio permanente di arte scenica, è un sentito omaggio alla cultura partenopea, che l’attore rende immergendosi nella sostanza verbale di poeti e scrittori che di Napoli hanno conosciuto bene la carne e il cuore. È il ritratto di una città dai mille volti e dalle mille contraddizioni, divisa fra l’estrema vitalità e lo smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni. “Ho scelto questi testi”, rivela un appassionato Servillo, “perché ne emerge una lingua viva nel tempo, materna ed esperienziale, che fa diventare le battute espressione, gesto, corpo”. Toni Servillo affronta la sostanza verbale di dieci poeti e scrittori, testimoni della città nel passato e nel presente, offrendo attraverso emblematici scritti il quadro sintetico di una realtà impietosa ai limiti del paradosso, tra pulsioni e pratiche, carne e sangue. Ne emerge una fuga dalle icone più obsolete della napoletanità, ma insieme un bisogno perentorio di non rinunciare ad una identità sedimentata da quattro secoli di letteratura. Accanto a poemetti ormai considerati fra i grandi classici del Novecento come Lassamme fa’ a Dio di Salvatore di Giacomo e De Pretore Vincenzo di Eduardo de Filippo, due liriche di Ferdinando Russo, ‘A Madonna d’‘e mandarine e E’ sfogliatelle, e l’attualissima Fravecature di Raffaele Viviani. Servillo dà poi voce alla sanguigna e veemente invettiva de A sciaveca di Mimmo Borrelli e alla lingua contemporanea, colta ed allusiva di Litoranea di Enzo Moscato. “Oltre la lingua – aggiunge Toni Servillo – il filo rosso che attraversa e unisce la serata è il rapporto speciale, caratteristico di tantissima letteratura napoletana, con la morte e con l’aldilà, il commercio intenso e frequente con le anime dei defunti, i santi del paradiso e Dio stesso”. Settanta intensi minuti che l’attore conclude con ‘A livella di Totò, Primitivamente di Raffaele Viviani, ‘Nfunno di Eduardo de Filippo ed infine Cose sta lengua sperduta di Michele Sovente. (red)
NAPOLI, “PILLOLE DALLA RIVISTA” DI DIEGO MACARIO
Un divertente spettacolo nella prestigiosa location di Palazzo Venezia a Napoli. E’ “Pillole dalla Rivista” di Diego Macario, appositamente riadattato per la location storica. “Pillole dalla Rivista” è caratterizzato da un vero e proprio carosello di esilaranti siparietti, momenti musicali, macchiette e scenette inedite, basate su una comicità intelligente e spiritosa, tipica della tradizione partenopea. A proporre i diversi personaggi i brillanti attori Diego Macario, Marilù Armani e Amedeo Ambrosino con le musiche di Davide De Rosa. Tutto è stato concepito per far divertire e gioire il pubblico di ogni età e generazione, attraverso uno spettacolo moderno ma al contempo “tradizionale”. Andrà in scena giovedì 6 luglio dalle 20.30 al Palazzo Venezia , in via Benedetto Croce, 19. (PO / red)
“LE TERRAZZE”, LA COMICITA’ PROTAGONISTA A ROMA
Torna, dopo il successo della prima edizione, dal 7 al 29 luglio, uno degli appuntamenti più seguiti della Capitale: “Le terrazze teatro festival”. La kermesse dedicata alla comicità italiana si tiene sulle terrazze dell’Eur (1200 posti ubicati sopra il Palazzo dei Congressi). Sul palco si alterneranno: Rodolfo Lagana’, Maurizio Mattioli, Paola Minaccioni, Antonio Giuliani, Alessandro Di Carlo, Francesca Reggiani. Riccardo Rossi, Antonello Costa, Andrea Rivera.(30 giu – red)