GENOVA: NELL’UNIVERSO DI GUERRE STELLARI
Fino al 16 luglio l’Area del Porto Antico di Genova ospita la mostra “Guerre Stellari – Play” dedicata all’affascinante universo della saga cinematografica, un mito assoluto che, dal 1977 a oggi, ha incantato tre generazioni. Oltre 1.200 pezzi tra stampe d’epoca, modellini, action figure creati dall’azienda Kenner (ora Hasbro) che, attraverso un percorso cronologico, raccontano le immortali vicende di Luke Skywalker e compagni. Tutti gli oggetti fanno parte della collezione di Fabrizio Modina, uno dei più importanti collezionisti di toy fantascientifici e docente allo IED di Torino, che ha curato la mostra per raccontare non solo quella che è una sua passione, ma una vera e propria epopea cinematografica. (red)
PISA: LA CATTEDRALE IN DIALOGO CON LA BASILICA VATICANA
Fino al 23 luglio, nel Palazzo dell’Opera e nel Salone degli Affreschi contiguo al Camposanto Monumentale a Pisa, la mostra “nel solco di Pietro. La Cattedrale di Pisa e la Basilica vaticana”, confronta i due edifici e quasi due millenni di storia religiosa ed artistica. Fin dal Medioevo importanti testimonianze artistiche di Pisa e del suo territorio rivelano un intenso legame con Roma. In questo rapporto giocò un ruolo fondamentale la figura di San Pietro e il culto che di lui si venne diffondendo in terra pisana. Secondo una antica tradizione, infatti, Pietro, nel viaggio missionario che lo vide trasferirsi da Antiochia a Roma, sarebbe sbarcato intorno al 44 d. C. nei pressi dell’antico porto pisano. Qui Pietro avrebbe eretto un altare di pietra che costituì il primo nucleo della successiva Basilica di San Piero a Grado. A Roma, dove visse per oltre vent’anni fino alla sua morte, Pietro fu vescovo e primo papa e nel luogo dove fu sepolto, nel 320 venne costruita la prima basilica vaticana, voluta dal primo imperatore cristiano, Costantino il grande. Questo edificio, distrutto nel corso del Cinquecento per far posto alla basilica attuale, era un tempio grandioso, a cinque navate, con un vasto quadriportico antistante, e divenne un faro per l’architettura medievale. Pisa non si sottrasse a tale influenza: la sua Cattedrale di Piazza dei Miracoli riecheggia il ricordo della Basilica costantiniana.
FIRENZE: SILVIO SANTINI E IL MARMO RITROVATO
La Galleria Nuvole Volanti di Castelfalfi presenta, fino al 16 luglio, la mostra di Silvio Santini “Il marmo ritrovato”. Nella Home Gallery “CasaGucci” e nei nuovi spazi espositivi del resort “Il Castelfalfi” sono esposte 11 sculture, con bianco marmo di Carrara, canneto di Giada, scultura in serpentinato verde e Galaxy in granito nero indiano. Santini nasce a Torano, paese a monte di Carrara, città nota al mondo per la qualità del marmo e da sempre fiore all’occhiello di artisti come Michelangelo. È In questo specifico contesto, fatto di marmo, montagne e natura, che l’artista si forma, prima come artigiano e poi come scultore. Il suo percorso di studi si svolge presso la prestigiosa scuola di scultura Carlo Nicoli, dove ha l’opportunità di collaborare con alcuni dei più influenti artisti del periodo come Ipousteguy, Agustin Cárdenas, Rossello Cascella, Joaquin Roca Rey, Enzo Plazzota e Antoine Poncet. Grazie a questa esperienza decide di aprire un suo laboratorio nel 1971, dove ancora oggi, tra le montagne, scolpisce il marmo a mano nel modo tradizionale, dando vita alla sua personale produzione artistica. Negli anni ’80 il suo lavoro assume un aspetto innovativo: raggiunge un’accurata qualità tecnica e affina il linguaggio formale, avvicinandosi ai principi del Concretismo. Ciò che maggiormente lo ha influenzato è stato l’incontro con Max Bill, maestro del Bauhaus. Santini ha avuto la capacità e l’abilità di assimilare, in quindici anni di sodalizio, i concetti fondamentali del pensiero di Max Bill legati al mondo dell’arte e del design come essenziale, lineare, funzionale, semplice riuscendo nel tempo a trasferirli nei suoi lavori. (red)
MODENA: ZANIN, L’ARTE DEL DETRITO
Si intitola “Dio è nei frammenti” la mostra che Marco Maria Zanin presenta, fino al 16 luglio, a Modena, a Palazzo Santa Margherita. L’esposizione, attraverso le fotografie e le sculture del 34enne artista padovano, esplora il tema della memoria e delle radici nella società contemporanea mediante un’opera di reinterpretazione di scarti prodotti dal tempo: detriti e oggetti che per Zanin, sulla scorta del filosofo francese Georges Didi-Huberman, sono “sintomi” della sopravvivenza lungo le epoche di valori umani archetipici. L’indagine si muove tra la civiltà rurale del Veneto, sua regione di origine, e la megalopoli di San Paolo, dove vive alcuni mesi all’anno: due luoghi profondamente diversi nel modo di vivere il passato e il presente, ma fortemente legati dai fenomeni migratori dall’Italia al Brasile tra XIX e XX secolo. Attrezzi del mondo contadino vengono tagliati e fotografati, assumendo forme inedite dal carattere totemico, mentre da frammenti di edifici moderni demoliti sono tratte sculture in porcellana, oppure nature morte che riecheggiano Giorgio Morandi, maestro con cui l’artista istituirà in mostra un intenso dialogo. Gli interventi di trasformazione degli oggetti di Zanin costituiscono “un invito a lavorare con la materia psichica della memoria assieme all’immaginazione”.
ROMA: ARMAN, “ARCHEOLOGO DEL FUTURO”
Fino al 23 luglio, a Roma, a Palazzo Cipolla, si tiene la mostra “Arman 1954-2005”, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo. L’esposizione, a cura di Germano Celant, consiste in un’ampia retrospettiva sul lavoro dell’artista francese naturalizzato americano, esponente del Nouveau Réalisme, con un percorso di circa 70 opere che punta a ricostruire la ricca poetica che ha attuato nel corso di 50 anni di attività alla costruzione di un corpus articolato tra pittura e scultura, assemblage e ready-made, senza dimenticare il disegno e l’azione. L’elaborazione delle idee di raccolta e collezione – da vero “archeologo del futuro” – è presente sia nei Cachets, in cui l’artista fa uso di obliterazioni con timbri a inchiostro misti a interventi pittorici, sia nelle Accumulations di oggetti e utensili. A opere delle serie Poubelles e Inclusions – sia in cemento sia in resina – sono affidate invece le riflessioni sul concetto di scarto o resto, anche nella sua forma archeologica. Altrove, come nelle Colères o Rages degli anni sessanta, o nei recenti Sandwich Combo, della fine dei novanta, Arman esplora l’annullamento della funzionalità di un oggetto attraverso la sua scomposizione o distruzione.