Bologna, 19 lug – Due grifoni rampanti neoittiti scolpiti su una lastra di basalto, sarcofagi e corredi funerari achemenidi, tavolette neoassire con iscrizioni cuneiformi e decine di “bullae” ittite in argilla, le antenate delle nostre “bolle di accompagnamento”, usate nell’antichità per garantire lo scambio di merci. Sono solo alcuni dei tantissimi ritrovamenti emersi a Karkemish, in Turchia, nel corso dell’ultima campagna di scavo guidata dagli archeologi dell’Università di Bologna. Situata nella regione di Gaziantep, tra l’Anatolia, la Siria e la Mesopotamia, l’antica città di Karkemish è stata un centro di straordinaria importanza, abitato almeno dal sesto millennio avanti Cristo. Spesso paragonata a città gloriose come Troia, Ur, Gerusalemme, Petra e Babilonia, a partire dal 2300 a.C. acquisì un ruolo centrale nella regione, passando nel corso dei secoli sotto il dominio di ittiti, assiri e babilonesi. Dal 2011, una missione archeologica dell’Alma Mater, guidata dal docente Unibo Nicolò Marchetti, con la collaborazione degli atenei turchi di Gaziantep e di Istanbul, sta riportando alla luce le testimonianze di quel glorioso e ricchissimo passato. Tra le scoperte più significative dell’ultima campagna di scavi – che si è tenuta lo scorso maggio – c’è senza dubbio quella di 250 bullae, sigillature di argilla con impronte di sigillo che venivano usate come “bolle di accompagnamento” per lo scambio di merci. Gli archeologi della missione turco-italiana le hanno trovate scavando fino a raggiungere il livello della tarda età del Bronzo, corrispondente all’epoca dell’impero ittita, nel XIII secolo avanti Cristo: periodo di massimo splendore per Karkemish che fino ad oggi era però rimasto inesplorato. (Red)