È un 19 luglio dal sapore particolare, quello che cade a 25 anni dalla strage di Via d’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Una ricorrenza preceduta dai danneggiamenti della statua di Giovanni Falcone a Palermo e dalla stele di Rosario Livatino ad Agrigento, ma accompagnata anche nelle prime ore della mattina dalle notizie di importanti colpi inferti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine a Cosa Nostra, come quelli contro il clan Brancaccio e il sequestro al boss Salvatore Riina e ai suoi familiari di beni per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro. Una ricorrenza in cui si avverte profondamente come la tragica morte di Borsellino, “insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia – come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presiedendo il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura dedicato al ricordo del giudice – Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di Via D’Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato”. Interrogativi ribaditi con forza dall’ultimogenita di Borsellino, Fiammetta, che in un’intervista al Corriere della Sera ha denunciato come “nessuno si fa vivo con noi. Non ci frequenta più nessuno. Né un magistrato. Né un poliziotto. Si sono dileguati tutti. Le persone oggi a noi vicine le abbiamo incontrate dopo il ’92. Nessuno di quelli che si professavano amici ha ritenuto di darci spiegazioni anche dal punto di vista morale”.
Fiammetta Borsellino è stata oggi in audizione dalla Commissione Antimafia a Palermo, cui ha consegnato documenti sull’attentato al padre “dai quali si evincono – come afferma nell’intervista – le manovre per occultare la verità sulla trama di via D’Amelio”. Al termine dell’audizione, la figlia del giudice ha parlato di “venticinque anni buttati al vento”, di “pentiti costruiti a tavolino tra lusinghe e torture”, di “condannati all’ergastolo ingiustamente le cui condanne sono state annullate con il processo recente di revisione”, ai quali chiede “anche pubblicamente scusa per quello che si può definire uno dei più colossali errori giudiziari”. Da Palermo a Roma, a fare eco a Fiammetta è la sorella Lucia, che davanti al plenum del Csm – che ha dato l’ok unanime alla desecretazione degli atti del fascicolo personale di Borsellino – ha denunciato come “dopo 25 anni la verità non è ancora stata trovata, giustizia non è stata fatta”. Intanto, a ricordare la strage di via D’Amelio anche Papa Francesco sul proprio account Twitter: “Preghiamo per tutte le vittime delle mafie, chiediamo la forza di andare avanti, di continuare a lottare contro la corruzione”. (19 lug – Roc)