Roma, 20 lug – Si moltiplicano i titoli sui giornali – sulla scorta di una deposizione in parlamento del presidente dell’Inps Boeri – che deprecano i “furbetti della pensione”, cioè quei pensionati che hanno deciso di ricevere la propria pensione all’estero, cambiando la residenza. Il messaggio più o meno esplicito è che in qualche modo sottraggono risorse allo Stato e al Paese, che hanno pagato meno di quel che incassano, che sfruttano l’assistenza fuori dal paese di origine talora godendone due volte (qui e nel paese di destinazione), dato che spesso si tratta di pensioni modestissime. “In realtà – scrive l’economista Stefano Micossi sul sito inpiu.net – quei pensionati esercitano il diritto fondamentale a scegliere il posto dove vivere dopo gli anni di lavoro – un diritto che per chi si sposta all’interno dell’Unione europea è garantito dai Trattati (la libertà di spostarsi e risiedere in ogni paese dell’Unione). Che quel reddito sia integrato da una componente assistenziale è irrilevante, naturalmente, dato che la percezione dell’assistenza non può tradursi in limitazioni alla libertà di movimenti. La mancanza in certi casi dell’equilibrio attuariale tra quanto hanno versato come contributi e quanto ricevono come pensione, poi, riflette problemi generali del nostro sistema pensionistico, certamente non imputabili come una colpa a questa categoria di pensionati; in ogni caso, l’argomento è visibilmente spurio per le pensioni a qualunque titolo integrate per ragioni assistenziali”. (pap)