(26 luglio 2017) Fra gli oltre cento capolavori di Paul Cèzanne esposti per tutta l’estate (fino al 19 novembre) nella grande rassegna proposta dalla Fondation Pierre Gianadda a Martigny (Svizzera) figurano anche alcune opere che potrebbero essere definire “italiane” perché appartenute a personaggi significativi della nostra storia imprenditoriale e culturale o perché provenienti dai nostri musei. In primo piano senza dubbio sono da considerare due dipinti che Egisto Paolo Fabbri, fiorentino nato a New York nel 1866 e morto a Firenze nel 1933, acquistò in occasione dei suoi soggiorni a Parigi. L’arrivo in Italia e la possibilità di soggiornare a Parigi lo introdussero in modo diretto alla produzione impressionista e in particolare all’opera di Cézanne, di cui divenne un vero cultore oltre che un collezionista appassionato: ben 38 sono le tele del Maestro che ornavano le pareti del suo appartamento parigino e che per la quasi totalità furono acquisite direttamente da Ambroise Vollard, il mercante parigino di Cézanne. Fra di esse, anche quindici paesaggi, due dei quali sono ora a Martigny: La Côte des Jalais à Pontoise (1878-1879), ora di proprietà della Fondation Louis Vuitton di Parigi, e Le Hameau du Valhermeil, Auvers-sur-Oies (1881). Due anche le opere – l’olio Maison parmi les arbres (1904-1906) e l’acquerello Rochers à Bibemus (1895-1900) – che appartennero a Lionello Venturi, storico dell’arte che, trasferitosi in Francia nel 1931 dopo essere stato rimosso dalla cattedra di Storia dell’Arte all’Università di Torino per non aver accettato (uno dei 13 tra gli oltre 1200 cattedratici italiani) di prestare giuramento di fedeltà al fascismo, realizzò nel 1936 il primo Catalogue raisonné (catalogo ragionato) dell’opera di Cezanne che fu pubblicato con il titolo “Cézanne, son art, son oeuvre” da Paul Rosenberg, gallerista parigino. A segnare l’attenzione del collezionismo italiano verso Cézanne sono in esposizione altre due opere, una – Le Cabanon de Jourdan (1906) – che appartenne al milanese Riccardo Jucker (ora conservata presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma) e che è considerato l’ultimo dipinto di Cézanne e un Esquisse de baigneuse (1900 circa), una sorta di disegno ad olio su tela che passò dalla Collezione di Ambroise Vollard prima al milanese Carlo Frua De Angeli e poi al parmense Luigi Magnani che la destinò (con una serie di acquerelli di Cèzanne che aveva acquisito nell’ultimo decennio della sua vita) alla Fondazione Magnani Rocca dove tuttora è conservata. (Red)