Roma, 7 apr – “La tornata elettorale nella circoscrizione Estero è ormai nella fase conclusiva. I giochi sono quasi fatti. Entro giovedì prossimo, 10 aprile, dovranno pervenire per posta ad ogni sede consolare le buste con le schede votate, da trasportare in Italia per lo scrutinio contestualmente allo spoglio delle schede delle votazioni del 13-14 aprile sul territorio nazionale”. Così il senatore Nino Randazzo (Pd) scrive sui quotidiani d’Australia “Il Globo” di Melbourne e “La Fiamma” di Sydney di oggi. “Considero questo il momento di ribadire pacatamente, sintetizzandoli, alcuni dei concetti di fondo, dei chiarimenti e delle linee programmatiche che hanno caratterizzato la campagna elettorale del Partito Democratico in Australia, cuore della ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, rappresentata per i diciotto mesi della XV Legislatura nel Parlamento della Repubblica da me al Senato e dall’on. Marco Fedi alla Camera dei deputati”. “Agli elettori adesso il giudizio, da rispettare, qualunque possa essere – continua l’articolo – Personalmente mantengo lo stesso cauto ottimismo dell’inizio di questa campagna elettorale. Tale percezione scaturisce dalle reazioni raccolte dal sottoscritto e da Fedi in ogni parte d’Australia dove ci siamo recati, e raccolte e trasmesse anche dagli altri due candidati della stessa lista ‘Partito Democratico – Veltroni Presidente’ in questa ripartizione: Romina Crosato, del Sudafrica, candidata alla Camera, e Silvia Finzi, del Nordafrica e Medio Oriente, candidata al Senato. Tra le principali ‘accuse’ che mi sono state mosse dai miei avversari di sinistra e di destra, talvolta in termini che tradiscono un difetto di buona educazione e civiltà, sono la scarsa presenza sul territorio dove sono stato eletto e un nulla di fatto nei diciotto mesi di mandato parlamentare. Rispondo brevissimamente all’accusa numero uno: la rarità dei contatti con l’elettorato italo-australiano è stata la conseguenza della necessità assoluta di una presenza costante, quotidiana, nell’aula del Senato, dove il governo poteva contare su una maggioranza di appena uno o due voti. Spero di non dovermi trovare in una simile situazione mai più in futuro. Su questo, punto e basta”.
(SEGUE)