Santiago del Cile, 10 apr – “Nelle famiglie dove solo il padre o solo la mamma parlano l’italiano – sostiene la Torey – di solito la lingua si perde. Alcuni giovani hanno la possibilità di studiare in una scuola italiana, ma di scuole ce ne sono solo cinque in tutto il Cile. Altri possono imparare in un istituto o centro culturale, ma questi di solito non esistono in piccole città e paesini. E servono anche isoldi per pagare le lezione, una possibilità che non tutti hanno”. “Non è per forza un problema di risorse, ma di volontà e di un po’ di aiuto da parte degli adulti”, ha aggiunto nella riunione Emilio Toro Canessa, che fa parte dell’Associazione Giovani Italo-Cileni (AGIC) di Valparaíso, nata due anni fa. “Noi – ha raccontato – ci siamo organizzati con l’aiuto di due donne, Elsa Vacarezza e Rina Andreani, che ci hanno donato ognuna alcune ore del loro tempo ogni settimana per insegnare a noi giovani. Un gruppo di 15 giovani si riuniva ogni sabato mattina. Dalle ore 9 fino a mezzogiorno Elsa ci dava lezioni di italiano e cultura, e dalle 12.30 alle 14 Rina ci insegnava i balli e la gastronomia”. Un esempio – conclude Sofia Torey – della voglia dei giovani di imparare, e della generosità di due donne, felici di dar loro la possibilità di conoscere le radici e i valori italiani.