(6 settembre 2017) Le due scuole universitarie superiori di Pisa, Sant’Anna e Normale, sono le uniche università italiane presenti tra le 200 migliori al mondo (rispettivamente 155esima e 184esima) secondo il nuovo ranking diffuso dalla rivista inglese “Times Higher Education”, specializzata nell’analisi e nella valutazione dei sistemi universitari. Grazie a questo posizionamento a livello mondiale Sant’Anna e Normale fanno parte della top 100 europea, che include ancora gli atenei del Regno Unito. La nuova classifica comprende oltre mille università distribuite in 77 paesi. Al vertice si conferma l’Università di Oxford mentre quella di Cambridge sale in seconda posizione, in terza posizione il California Institute of Technology, a pari merito con la Stanford University. L’Europa, Regno Unito incluso, continua a mantenere 100 delle 200 “top universities” mondiali, ma le istituzioni asiatiche, quelle cinesi in particolare, guadagnano posizioni rispetto al precedente ranking e vedono ripagati i significativi investimenti in ricerca dei loro governi. In ambito europeo, sono da segnalare due nuove prime posizioni ai vertici nazionali di Spagna e Italia, dove si affermano rispettivamente la Pompeu Fabra University di Barcellona e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Per il nostro Paese si tratta di una fluttuazione interna al sistema delle scuole universitarie superiori di Pisa: la seconda posizione della Normale, prossima a federarsi con il Sant’Anna e con lo Iuss di Pavia, ne conferma la competitività a livello globale. “I risultati – commentano in una nota il rettore del Sant’Anna Pierdomenico Perata e il direttore della Normale Vincenzo Barone – ci lusingano e ci invitano a fare ancora di più e meglio, confermando che per le due scuole universitarie di Pisa esistono margini per migliorare ancora le performance. Da un lato, non possiamo che guardare con grande soddisfazione alla crescita costante, anno dopo anno, della Scuola Superiore Sant’Anna, giovane ateneo fondato appena 30 anni fa; dall’altro, il contesto sempre più sfidante di questi ranking ci obbliga ad alzare ancora l’asticella della nostra competitività, ovviamente senza rinunciare ai valori fondanti delle nostre istituzioni, come la capacità di saper riconoscere i talenti e di saper valorizzare il merito”.