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DANTE ALIGHIERI: MINISTRO O MINISTRA? NON E’ SOLO QUESTIONE DI “A” (1)

it@withub.it by it@withub.it
18 Aprile 2008
in Archivio News dal mondo
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Roma, 18 apr – Prima sposa e madre, poi “divorziata”, poi paritaria, libera ed indipendente ed infine professionale ed istituzionale. Dalla cucina al Parlamento, la donna oggi ricopre posizioni tradizionalmente occupate dagli uomini e a questo “slancio sociale” durato più di trent’anni, ora è la linguistica a chiudere il cerchio. Varcata la soglia istituzionale, per la donna politica ora si cerca un appellativo: ministro o ministra? Una sfida a cui sarà sottoposto il linguaggio scritto e parlato e non sarà solo la lingua ad essere alle prese con questi “amletici” interrogativi. Emergono, infatti, importanti implicazioni politiche, sociali e culturali da una modalità della comunicazione rivolta o meno alla tutela del genere. La questione rappresenta il nucleo centrale del quarto numero di Lid’O – “Lingua Italiana d’Oggi”, (Bulzoni editore), pubblicazione di approfondimento di vari settori e aspetti dell’italiano contemporaneo diretta da Massimo Arcangeli, Ordinario di Linguistica Italiana presso l’Università di Cagliari, che sarà presentata martedì 22 aprile alle ore 17 presso la Sede Centrale della Società Dante Alighieri. Un approccio non solo filologico, dunque, ma innovativo e sociale. Un problema, quello del “maschile” linguistico che in altre lingue trova già un adeguamento: nelle Università tedesche, ad esempio, si usa “dekanin” per una donna che sia decana, mentre nei documenti burocratici italiani s’incontra solo il termine “decano”. All’elenco dei termini senza “a” per le figure istituzionali femminili, il linguaggio corrente propone anche altri esempi: accanto ai termini comunemente usati i termini infermiera o ragioniera, l’introduzione del termine ingegnera, che appartiene allo stesso tipo di formazione suffissale, non è ancora diventata di uso comune. In ambito istituzionale alla declinazione delle cariche al femminile (sindaca, ministra, assessora), già oggetto di esplicito pronunciamento ufficiale in altri stati europei come la Francia, in Italia si risponde sempre storcendo un po’ la bocca. (SEGUE)

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