Roma, 21 apr – I sequestri di falso olio extravergine effettuati dai Nas confermano la validità della scelta fatta dall’Italia con l’introduzione dell’obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta che occorre far rispettare con decisione per evitare che quasi la metà dell’olio venduto sul territorio nazionale sia spacciato come Made in Italy, anche se spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’operazione dei carabinieri dei Nas che ha smascherato un traffico criminale dedito alla produzione e distribuzione nazionale ed internazionale di olio extravergine sofisticato e contraffatto. Secondo una indagine della Coldiretti “sono inspiegabilmente ancora troppo poche le confezioni di oli vergini ed extravergini in vendita etichettate nel rispetto della nuova normativa con il rischio concreto che vengano spacciate come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive straniere, senza alcuna informazione per i consumatori”. Secondo l’associazione si è verificato nel 2007 un aumento record di oltre il 12 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, secondo i dati Istat dei primi nove mesi, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15 per cento rispetto all’anno precedente su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti. Si stima un consumo di olio di oliva pari a 14 kg a testa in Italia che – continua la Coldiretti – è il secondo produttore europeo di olio di oliva e sviluppa un fatturato di circa 2 miliardi di euro che garantisce un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Sono – conclude la Coldiretti – circa 250 milioni le piante di olivo in Italia, molte delle quali secolari, mentre sono 38 gli oli a denominazione di origine made in Italy riconosciuti dall’Unione europea.
(Grm)