Nonostante l’impatto positivo del Jobs Act, il mercato del lavoro italiano resta ultimo per efficienza tra i 28 membri dell’Unione europea e 116esimo su 137 censiti nel mondo. Pur guadagnando nell’ultimo anno 3 posizioni nella graduatoria internazionale, in termini di efficienza ed efficacia si colloca ancora dietro a quello di Paesi come Sierra Leone, Zimbabwe e Isola di Capo Verde. Lo rivela un’elaborazione del Centro Studi Impresa Lavoro sulla base dei dati contenuti nel “The Global Competitiveness Report 2017-2018” pubblicato dal World Economic Forum. L’indicatore dell’efficienza è un aggregato di più voci che bene evidenziano le difficoltà che il nostro mercato del lavoro attraversa, nonostante il miglioramento registrato negli ultimi due anni. Inoltre, i principali indicatori analizzati ci pongono agli ultimi posti per efficacia nel mondo e, quasi sempre, nelle retrovie della classifica europea.
RETRIBUZIONI E TASSAZIONE – Per quanto concerne ad esempio la collaborazione nelle relazioni tra lavoratori e datore di lavoro siamo al 102mo posto al mondo e quart’ultimi tra i Paesi dell’Europa a 28 (ai primi tre posti ci sono Danimarca, Olanda e Svezia). Restiamo invece al 131esimo posto al mondo e terz’ultimi in Europa per flessibilità nella determinazione dei salari, intendendo con questo che a prevalere è ancora una contrattazione centralizzata a discapito di un modello che incentiva maggiormente impresa e lavoratore ad accordarsi. E proprio in tema di retribuzioni siamo il peggior Paese europeo (nonché 125esimo nel mondo) per capacità di legare lo stipendio all’effettiva produttività. Dati questi che vanno letti assieme a quelli sugli effetti dell’alta tassazione sul lavoro: in Europa siamo 21esimi (e 127esimi nel mondo) per quanto riguarda l’effetto della pressione fiscale sull’incentivo al lavoro (facciamo peggio di Paesi come Lettonia, Lituania e Portogallo). Anche la scarsa efficienza nelle modalità di assunzione e licenziamento mette in luce l’arretratezza del nostro Paese: per quanto riguarda questo aspetto perdiamo tre posizioni nel mondo (adesso siamo 127esimi) e restiamo quart’ultimi in Europa, mentre recuperiamo appena una posizione con riferimento alla capacità di trattenere talenti (106esimi nel mondo e 20esimi in Europa) e di attrarre talenti (104esimi nel mondo e 18esimi in Europa).
COME INVERTIRE LA TENDENZA? “Il nostro mercato del lavoro – commenta l’imprenditore Massimo Blasoni, presidente del Centro studi ImpresaLavoro – contiene difetti strutturali che possono essere risolti solo con politiche di medio-lungo periodo. Invertendo la tendenza all’irrigidimento delle regole che si era verificata con la cosiddetta Riforma Fornero, il Jobs Act è stato un primo passo nella giusta direzione ma non è stato sufficiente a risolvere da solo i problemi di competitività del nostro sistema. Adesso occorre favorire un processo di innovazione anche sul versante della contrattazione e della produttività, incoraggiando contratti di prossimità e un maggior rapporto tra salari e produttività, anche e soprattutto attraverso regimi fiscali di favore nei confronti di accordi che premiano risultati ed efficienza”. (Red – 4 ott)
