C’era una volta, in Sudamerica, un ‘sentiero luminoso’ che poi tanta luce non l’ha fatta. Oggi, nell’Italia post-recessione, è il tempo del “sentiero stretto”, una definizione coniata ormai la scorsa estate dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e diventato ormai un vero e proprio tormentone, un leit motiv replicato ad ogni intervento pubblico: anche ieri e oggi, con l’arrivo alle Camere della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Ma al di là dello slogan, di cosa si parla quando si parla di “sentiero stretto”?. Si parla del tentativo, da parte del governo, di coniugare crescita e debito pubblico. Di abbinare l’austerity tanto contestata all’Unione Europea allo sviluppo tanto promesso ai cittadini.
Un sentiero stretto, dice Padoan, perché si tratta di due azioni in teoria contrastanti, ciascuna col potere di ridurre il margine d’azione dell’altra. Eppure, spiega il ministro, “l’economia italiana è tornata su un sentiero di crescita relativamente elevato, all’interno di un processo di aggiustamento che sta garantendo un consolidamento dei conti pubblici. Il dato più importante è che i due ambiti stanno coincidendo e questo ci dà ulteriori opportunità di crescita”. La strada non è a scorrimento veloce, e forse non è neanche asfaltata, ammette Padoan, anche perché l’Italia continua a crescere meno degli altri Paesi Ue. Ma il debito è destinato scendere, seppur di poco e come auspicato ieri anche da Bankitalia, “e continuerà a scendere a velocità crescente nei prossimi anni”. Alla fine del sentiero stretto il governo spera di trovarci l’imbocco dell’autostrada.
(Sis)