L’economia non è solo razionalità: l’assunto viene confermato dall’Accademia reale delle Scienze svedese che ha conferito il Premio Nobel per l’economia allo statunitense Richard H. Thaler, professore dell’Università di Chicago. Il riconoscimento è arrivato per i suoi contributi alla “behavioural economics”, ovvero l’economia comportamentale, nei quali come si legge nella motivazione dell’Accademia “ha inserito ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale economico”, indagando “le conseguenze di una razionalità limitata, di preferenze sociali e di mancanza di autocontrollo” ed evidenziando “come questi tratti umani influenzino sistematicamente le decisioni individuali e gli esiti del mercato”. A Thaler si deve la cosiddetta “teoria del pungolo”, formulata nel bestseller “Nudge: La spinta gentile” (“Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth and Happiness”, 2008, scritto a quattro mani con Cass R. Sunstein). Il libro critica la visione dell’homo oeconomicus, secondo cui ognuno di noi pensa e sceglie in maniera ottimale. Gli autori citano molti esempi di ricerche che sollevano seri dubbi sulla razionalità delle persone nel prendere decisioni ed analizzano come si possano indirizzare individui e gruppi ad assumere le giuste decisioni mediante lo stimolo di governi e istituzioni. “Credo che negli ultimi 50 o 60 anni gli economisti si siano dedicati a studiare creature fittizie – sottolinea Thaler – Allo stesso modo avrebbero potuto studiare degli unicorni”. Uno sguardo, quello dell’economista originario del New Jersey, sempre attento all’attualità: “L’abilità di Donald Trump di sorprendere negativamente è quasi divertente. Semplicemente non posso smettere di sperare che la smetta” scriveva pochi giorni fa in un Tweet il neo Nobel, commentando la riforma fiscale dell’inquilino della Casa Bianca. (Roc – 9 ott)
