La battaglia campale della legge elettorale è iniziata, prima fuori che dentro l’aula di Montecitorio. Convocato già da ieri, dopo la questione di fiducia posta dal governo, un gruppo di attivisti del Movimento 5 Stelle ha messo in scena la propria protesta, nel giorno della “emergenza democratica” così come definita ieri da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Al grido di “onestà” e “vergogna”, e con un lungo striscione con scritto “Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere”. E sferzati megafono alla mano dalle senatrici Carla Ruocco e Barbara Lezzi, che grida attaccando Pd e Forza Italia: “Si decidono sempre tutto da soli, i cittadini non contano niente. Il Pd la legge contro Berlusconi non la vuole, quella contro di noi invece sì! Oggi molti non si scandalizzano di stare accanto a Berlusconi, noi sì!”. E poi aggiunge parlando ai cronisti: “Noi andiamo avanti, con la piazza qui fuori e dentro. Il problema è uno: i cittadini devono avere il diritto di scegliere e con questa legge elettorale non possono farlo. Il Pd ha già ammesso che farà un governo con Berlusconi”.
Arrabbiatissima anche Paola Taverna, per la quale quello di oggi “è il degno epilogo di una legislatura che ha fatto schifo dall’inizio, nata con una legge elettorale incostituzionale, proseguita con una seconda legge creata solo per una Camera e bocciata anche questa, e chiusa con una terza legge elettorale dal profilo fascista: voglio dire a Fiano che mettendo la fiducia l’apologia del fascismo la stanno facendo loro. E’ una porcata disgustosa”. Taverna respinge l’accusa mossa al suo movimento di fomentare la piazza con adunat di questo tipo: “Noi stiamo vivendo in maniera empatica il rapporto con i cittadini, non è nostro dovere frenarli. Non facciamo una battaglia per noi ma per la democrazia”.
Un concetto espresso anche da Roberta Lombardi. “La responsabilità dell’indignazione popolare è di chi fa queste cose infischiandosene della disaffezione delle persone. Questa legge stacca il lettore dall’eletto ed è sicuramente incostituzionale tanto che non l’hanno voluta far passare nemmeno a un vaglio preventivo, e poi c’è lo schiaffo finale della fiducia con cui il governo di fatto commissiona se stesso”. Possibilista Nicola Morra: “Può essere che sentendo la pressione dei cittadini alcuni parlamentari anticipino la volontà di non dare il loro assenso a questo provvedimento. Dobbiamo far capire che c’è la possibilità di realizzare un’altra Italia”. Ma a prevalere è l’indignazione, e la sensazione che la partita in Parlamento sia già chiusa, come sussurra Paola Taverna: “Non possiamo neanche dar battaglia al Senato – spiega – si sono fatti le regole da soli”.
(PO / Sis)