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D’Avenia, “Ogni storia
è una storia
d’amore”

it@withub.it by it@withub.it
13 Ottobre 2017
in Archivio speciali - Libri
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L’amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura delle pagine di “Ogni storia è una storia d’amore” (Mondadori) invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro – in libreria il 31 ottobre –  incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. In una sorta di rito di evocazione ascoltiamo la voce di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). D’Avenia si serve dell’archetipo narrativo del mito convinto che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”. Anche da questo testo verrà tratto un racconto teatrale. Alessandro D’Avenia, quarant’anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo. Ha pubblicato, con Mondadori: Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010, da cui è stato tratto nel 2013 l’omonimo film), Cose che nessuno sa (2011), Ciò che inferno non è (2014, premio speciale del presidente nell’ambito del premio Mondello 2015) e, nel 2016, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, da cui l’autore ha tratto un racconto teatrale con la regia di Vacis che ha girato l’Italia con enorme successo. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.

 L’OTTAVA INDAGINE DEL COMMISSARIO PONZETTI

Cosa si nasconde dietro il crollo di una villetta recentemente ristrutturata nel quartiere San Giovanni a Roma? Nuovi intrighi, nuove piste da seguire e un nuovo aggrovigliato caso sono al centro  di  questa  ottava  indagine  con  protagonista  il  commissario  Ottavio Ponzetti nel romanzo “L’undicesima ora” di Giovanni Ricciardi (Fazi editore). Roma,  di  nuovo,  lo  scenario  in  cui  si  snoda  una  vicenda destinata  a  svilupparsi  con  ritmo  avvincente  e  grandi  momenti  di suspense a partire dalle circostanze del tragico e inaspettato crollo di una  villetta.  Dentro la  casa, infatti, ha  trovato  la  morte  lo  stesso architetto  che  l’aveva  progettata. Il commissario  Ponzetti, chiamato sul luogo della disgrazia, capisce da alcuni dettagli che le cose sono più complesse  di  quello  che  sembrano.  E  scavando  nella  storia  recente della   vittima   scoprirà   molti   dettagli   che   lo   indurranno a seguire un’intricata  pista  amorosa, varcando  i  confini  italiani  per  risolvere il suo caso. 

MARTA FANA, “NON È LAVORO, È SFRUTTAMENTO”

Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti. La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. È una condizione che coinvolge più di una generazione. Non più solo la generazione Erasmus e i Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche le generazioni precedenti. Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo secondo la ricercatrice Marta Fana, nel libro “Non è lavoro, è sfruttamento” (Laterza). Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro pagato domani, lavoratori a 3 euro l’ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo. Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall’altro. Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto. Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent’anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro. Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese. Il risultato è stato una cornice legislativa e istituzionale che ha prodotto uno sfaldamento del mondo del lavoro: facchini, commesse, lavoratori dei call center, addetti alle pulizie in appalto procedono in ordine sparso, non sentono più di appartenere alla medesima comunità di destino. Marta Fana ha conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso l’Institut d’Études Politiques di SciencesPo a Parigi. Scrive per “Internazionale” e “il Fatto Quotidiano”. Ha iniziato l’attività di ricerca studiando appalti e corruzione e oggi si occupa di political economy, in particolare di diseguaglianze economico-sociali e mercato del lavoro. Ha lavorato all’ufficio studi di Consip, all’EBRD e all’OCSE e ha collaborato con “il manifesto” e “Pagina99”. Le inchieste di Marta Fana sul Jobs Act e la sua lettera al ministro Poletti, condivise da migliaia e migliaia di lettori, hanno portato alla luce la condizione del lavoro in Italia, imponendola all’attenzione pubblica come voce di un’intera generazione.

M5S, COME CAMBIA IL PARTITO DI GRILLO

I cinquestelle hanno imparato a fare il legislatore, ma anche ad essere sempre pronti con la denuncia facile, il grido quotidiano al complotto (o al golpe), lo striscione esposto in aula, la photo opportunity, la battuta lunga 15 secondi per i giornalisti dei tiggì. La professionalizzazione ha anche un lato negativo. L’indubbia vitalità del Movimento 5 stelle e soprattutto la sua sostanziale stabilità nelle intenzioni di voto degli elettori mostrano un fenomeno politico che non ha eguali nel mondo occidentale. Diventa dunque interessante capire fino a che punto la “grande utopia” di una democrazia diretta canalizzata da internet è riuscita a vedere embrioni di realizzazione, o se si tratta invece soltanto di un espediente retorico ormai appassito. Sono i temi approfonditi in Piergiorgio Corbetta (a cura di) “M5s. Come cambia il partito di Grillo” (Il Mulino). L’analisi dei risultati elettorali del periodo 2013-2016, l’affondo nel mondo ancora sconosciuto degli elettori del Movimento: chi sono, da dove vengono e perché lo votano, oltre a un approfondimento sul tema delicato della democrazia interna, ci aiuteranno a interpretare le ragioni del suo successo e a inquadrare meglio il Movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete. Piergiorgio Corbetta è stato professore ordinario di Metodologia della ricerca sociale all’Università di Bologna.

 

 

 

 

 

“PITCH ANYTHING”, LA PRESENTAZIONE PERFETTA

È approdato anche in Italia “Pitch Anything”, il libro di Oren Klaff, autore best seller e massimo esperto mondiale dell’arte del Pitching (termine inglese di difficile traduzione che indica un discorso dal forte potere persuasivo; è molto utilizzato relativamente alla presentazione di nuovi progetti di business agli investitori). Nel suo libro edito da Roi Edizioni, Oren Klaff, professionista della persuasione applicata agli investimenti finanziari, risponde al problema di disallineamento tra messaggio e destinatario presentando un metodo innovativo per comunicare in maniera convincente e farsi dire sempre di sì, lo stesso che nella sua brillante carriera gli ha permesso di raccogliere fondi per oltre un miliardo di dollari e di continuare a farlo al ritmo di circa due milioni di dollari alla settimana. Basato sulle ultime scoperte nel campo della neurofinanza, combinazione di neuroscienze ed economia, il metodo Strong creato dall’autore, a differenza delle tradizionali tecniche di vendita, insegna a parlare alla parte più primitiva del cervello umano. Permette di far arrivare a destinazione il messaggio, di far emergere il lato interessante dell’idea e far in modo che l’interlocutore sia spontaneamente attratto dalla proposta, al punto che alla fine sarà lui stesso a fare la prima mossa. “Ecco la grande idea, ridotta all’osso: c’è un’enorme differenza tra il modo in cui presentiamo qualunque cosa e il modo in cui quella presentazione viene recepita dai nostri ascoltatori – afferma l’autore del libro Oren Klaff – Di conseguenza, al momento cruciale, quando è fondamentale essere convincenti, nove volte su dieci non lo siamo”. Un metodo utile a ognuno di noi sia nella vita lavorativa, che nella sfera personale. Capiterà a tutti prima o poi di presentare un progetto o un’idea a potenziali finanziatori, di cercare di conquistare un nuovo cliente, di presentare te stesso o chiedere un aumento di stipendio. Sono tutte situazioni diverse, ma accomunate dall’unico obiettivo di catturare l’attenzione, convincere e affascinare l’interlocutore per incassare il fatidico “sì” finale.  Oren Klaff È uno dei massimi esperti al mondo di pitching. Per mestiere convince banche e venture capitalist a investire in progetti e aziende. Ha fatto affari con Yahoo!, Google, Qualcomm e molte altre grandi società e nella sua carriera ha già ottenuto finanziamenti per più di un miliardo di dollari grazie al suo innovativo metodo, basato sulle neuroscienze. Ha raccolto milioni di dollari per Marriott, Hershey’s, Citigroup e tante altre note imprese – e continua a farlo al ritmo di circa due milioni di dollari alla settimana. È Managing Director di Intersection Capital e vive a Beverly Hills, in California.

 

 

 

    

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

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