“La Rai è in macerie” e Mario Orfeo “si è trovato a dover gestire un cumulo di scelte sbagliate. Diamogli tempo” ma “dovrà pur definire una volta per tutte qual è il compito del servizio pubblico”, “mi chiami, mi faccia un contratto di consulenza e glielo spiego. Ho qui pronte 10 cartelle. Invece alla Rai si va per approssimazioni. Non si capisce mai bene se c’è un piano, chi l’ha scritto e che cosa c’è dentro. E poi questi dirigenti galleggiano sui propri insuccessi. Li spostano da un canale all’altro, da un fallimento all’altro, da un disastro all’altro”. Così Giovanni Minoli, guru giornalistico della Rai, ora a La7, in una intervista al Giornale, nella quale riserva a Fabio Fazio due battute: “Ma tu lo sai che anche il caviale e lo champagne a pranzo e a cena ti fanno venire il mal di fegato” e “ha una caterva di autori che non hanno prodotto un’idea. E quel tavolo lungo lungo ti atterrisce. Ti chiedi: ma dovrò ascoltarli tutti? Fossero anche 10 premi Nobel”. E sostiene che “Giletti faceva ascolti molto più alti”, “Giletti l’ho convinto io a venire a La7”, “la Rai voleva dimezzarlo. Voleva usarlo solo come nuovo Pippo Baudo ma lui, legittimamente, aveva anche ambizioni giornalistiche. Devo dirla tutta? Io sono stato un po’ il padre di Giletti, l’ho fatto crescere e devo dire che nell’ultima fase era diventato un po’ troppo il tribuno che arringa le folle”. Orfeo ha ereditato la Rai di Campo Dall’Orto…. “Una persona intelligente, perbene… Poi nel faccia a faccia che ho realizzato con lui si capiva che era spaesato, non sapeva dove era atterrato”. L’idea di servizio pubblico? “Non l’aveva, oppure mi è sfuggita”. Quindi fa il punto: “La Vita in diretta non va bene, ma la d’Urso su Canale 5 è una macchina da guerra. E la De Filippi va fortissimo”. Sempre gli stessi volti? “E meno male. Repetita iuvant. Di qua invece cambiano in continuazione i conduttori. Sai, la tv è come il calcio. C’è quello parlato, d’estate, in cui tutti sono maestri”. (17 ott – red)