“Non ho avuto modo di chiamare Asia Argento perché sono in missione a New York e in Canada. Le mando, però, questo messaggio: bisogna rimanere in Italia per rafforzare la solidarietà tra donne. Asia non mollare”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini, in una intervista al Corriere della Sera, parlando al telefono da New York dove ha incontrato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. “E’ il momento di fare squadra tra le donne. Ognuno la può fare nel proprio ambito, nello spettacolo come nella politica” sottolinea Boldrini che ricorda la sua decisione di istituire il “caucus delle donne”, un gruppo di donne interpartitico come usa negli Stati Uniti. E prosegue: “In questa vicenda stiamo sentendo cose inaccettabili: aveva la minigonna? Era provocante? Perché ha denunciato così tardi? Inaccettabile”, “dobbiamo spostare l’attenzione dalle vittime ai colpevoli” e “detesto il fatto che Asia Argento debba arrivare a giustificarsi. Questo è il mondo alla rovescia, non è importante se e quando una donna decide di denunciare un abuso. Queste sono sue scelte. Lo scandalo è che un uomo di potere, questo Weinstein, si sentiva libero di saltare addosso alle ragazze che volevano lavorare. Questo è il sistema marcio che va sradicato. Io ho letto molti rilievi offensivi, beceri fatti da uomini che quasi giustificavano l’atteggiamento di Weinstein. Dopodiché, è vero, ci sono anche delle donne che non sono amiche delle donne perché adottano un metro di giudizio che va incontro alle esigenze maschili e non a quelle femminili. Purtroppo, se non c’è consapevolezza accade anche questo. Non è un mistero, ma non si può dire che la maggior parte delle donne sia così. Quelle che la criticano sono poche, magari rumorose e quindi fanno notizia”. E degli hashtag “Me to” negli Usa e “quella volta che” in Italia, che raccolgono i racconti delle donne che hanno subito abusi, dice: “Mi auguro che possano essere momenti di condivisione e quindi di forza. Spero che questi hashtag continuino a circolare il più possibile e che aiutino le donne a rompere il silenzio, a uscire allo scoperto. E’ sempre difficile farlo e prima di giudicare, bisognerebbe mettersi nei panni di una donna che ha subito una violenza sessuale”. Tuttavia avverte: “La rete è la nuova frontiera dell’umiliazione per il mondo femminile” e occorre “promuovere l’educazione di genere fin da piccoli, spiegando l’uguaglianza tra i sessi ai bambini e alle bambine. Puntare molto sull’educazione digitale. Adesso stiamo lanciando con la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli un progetto nelle scuole per navigare con più consapevolezza sul web, per combattere i pregiudizi e le fake news. Proprio oggi ne ha parlato anche il New York Times, come uno dei piani più innovativi”. (19 ott – red)
