“L’Italia è paralizzata dalla paura di essere governata. Ha disperatamente bisogno di una guida, ma non appena sospetta che questa possa affermarsi, la delegittima. È come se non avesse rielaborato la sindrome del post-fascismo. Non riesce a fare il salto nella democrazia contemporanea. Questa attenzione collettiva a creare le condizioni per un Paese privo di poteri riconosciuti, se possibile cordialmente estraneo all’Europa e al resto del mondo, è il tarlo che scava il vuoto dentro lo Stato” e “il risveglio della voglia autonomista nasce dal bisogno di un potere pubblico governante. Senza un Paese però anche i territori soccombono”, “l’orizzonte minimo deve essere l’Europa degli Stati realmente federati”. Così l’imprenditore Riccardo Illy, già sindaco di Trieste, deputato e presidente del Friuli Venezia Giulia, in una intervista a Repubblica, lamenta una “eclissi progressista” del centrosinistra che ha portato ad una frattura con il Nord: “Il problema è l’incapacità di diagnosi precoce di crisi e sfide. Il Nord è l’area più colpita dalla globalizzazione. Resta l’ultimo, precario Occidente italiano. Per questo, scosso dalle migrazioni e dalla robotizzazione che travolgono lavoro e salari, non decodifica più il linguaggio di una sinistra novecentesca. Non mi pare che i dirigenti del centrosinistra siano concentrati sulle disuguaglianze e sulle povertà prodotte dalle diverse globalizzazioni sul neo-proletariato di giovani e classe media. Se non capisci cos’è il Nord, il Nord non può capire te”. E aggiunge: “Smettere di restare vittima della propria serietà, per il centrosinistra, non è facile. La demagogia, grazie alla tecnologia, muta strutturalmente in cultura. Concordata un’agenda comune per il futuro, si devono affinare le capacità di comunicarla socialmente. In assenza di reciproca fiducia interna, è impossibile. Le sconfitte aiutano a imparare: ma, nel nostro caso, non sembra una regola infallibile”. E prosegue: “Europa e Italia scontano la crisi del potere esecutivo e di quello legislativo. Si affidano al solo potere giudiziario-repressivo. La questione dei migranti è l’esempio più clamoroso: ancora li si considera un’emergenza, da nascondere nelle mani di sindaci e poliziotti. La confusione dei principi porta all’azzeramento dei valori”. Un commento anche sulla nuova legge elettorale: “Lo scenario è un ingovernabile parlamento tripolare. La speranza è che, imposte le coalizioni, questo possa costringere un patto tra i due schieramenti più forti, in vista di necessarie riforme costituzionali. L’obbiettivo è l’Italia, non il potere di partiti senza leader”, “quanto alla fiducia comprendo le ragioni estreme, ma restano il sintomo di un malessere politico e istituzionale grave”. (26 ott – red)
