Roma, 28 apr – La presenza italiana in Giappone, articolata attorno ai due poli di Tokyo e Osaka, è rappresentata da filiali commerciali e investimenti immobiliari effettuati dalle principali case di moda, per un valore di 20 milioni di euro, pari a oltre la metà degli investimenti complessivi. Gli IDE italiani in Giappone risentono in alcuni casi delle difficoltà tipicamente legate ad una struttura industriale imperniata sulla piccola e media azienda e amplificate dall’incontro con un mercato maturo, altamente competitivo e di difficile penetrazione linguistica. Ciononostante, buone opportunità per le PMI italiane potrebbero derivare dall’indotto della grande industria giapponese, come quella meccanica, che, colpita da processi di rilocalizzazione verso la Cina, si mostra particolarmente adatta per il matching con le aziende italiane. In Thailandia, da flussi di investimento scarsi, analoghi a quelli verso il Giappone, negli ultimi cinque anni si è passati ad un forte incremento della presenza italiana, con l’approvazione da parte del governo locale di 36 progetti, pari al 50% di quelli realizzati dal 1970 ad oggi, di cui 11 approvati solo nel 2007. I settori con maggiori opportunità di investimento sono rappresentati dall’automotive, l’elettronica, l’agroalimentare e il tessile e ampi spazi di penetrazione si stanno aprendo nei comparti delle energie alternative e dei servizi ad alto valore aggiunto. Anche il Sudafrica ha messo a punto una serie di iniziative finalizzate non solo ad incentivare gli investimenti ma anche le esportazioni. Tra queste, il “National Industrial Participation Programme” (NIPP), il cui target principale é l’impresa straniera che acquisti o effettui leasing per almeno 6,3 miliardi di euro, e l’”Export Marketing & Investment Assistance Scheme” (EMIA), finalizzato al supporto delle PMI attraverso sussidi alle esportazioni.
(pap)