“IL SISTEMA PIXAR” DI CHRISTIAN UVA
Da Toy Story a Cars, l’analisi di una delle più grandi case cinematografiche di animazione nel volume di Christian Uva, “Il sistema Pixar”, edito da Il Mulino, che verrà presentato lunedì 30 ottobre alle 16.30 presso la libreria Notebook all’Auditorium Parco della Musica nell’ambito delle iniziative promosse dalla Festa del Cinema di Roma. Oltre all’autore, che insegna Storia del Cinema e Tecnologia del cinema e dell’audiovisivo al Dams dell’Università di Roma Tre, interverranno Oscar Cosulich, critico cinematografico e Direttore del Future Film Festival e Alberto Crespi, Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Centro Sperimentale di Cinematografia. L’incontro sarà moderato da Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici. Christian Uva ripercorre le fasi di un sistema industriale nato come costola della Lucasfilm di George Lucas. Acquisita da Steve Jobs nel 1986 e divenuta nel 2006 di proprietà della Walt Disney, la Pixar rappresenta un esempio ideale di industria creativa capace di imporre a livello globale un marchio di qualità che è cifra di una precisa visione del mondo, oltre che di un solido e corposo immaginario insieme infantile e adulto. Film come Toy Story, Alla ricerca di Nemo, Gli incredibili, Cars o Inside Out sono il frutto di un sistema industriale, narrativo, estetico e ideologico che, nel corso degli ultimi vent’anni, è stato in grado di rivitalizzare il cinema d’animazione proponendo, tra tecnofilia e nostalgia, un’articolata riflessione sull’american way of life contemporanea e, in particolare, sull’identità nazionale degli Stati Uniti alla prova delle sfide del presente.
“DA QUESTA PARTE DEL MARE” DI ANGELA ARGENTINO
“C’è tanta Sicilia in questi scritti brevi di Angela Argentino, che declina l’amore per la terra d’origine attraverso i profumi, i sapori, il suono del dialetto: la lingua madre ricchissima di sfumature e nello stesso tempo limite da superare per una più compiuta comprensione del mondo ed espressione di sé. E c’è la Grecia, terra d’elezione, madre culturale e sponda da cui gettare lo sguardo su un passato, che reca impressi i segni di un destino e tende a colorarsi di elegia”. Così la nota scrittrice Adele Costanzo, a proposito del libro “Da questa parte del mare” (Chipiuneart Edizioni) dell’autrice siciliana Angela Argentino, delegata da Lefkada (Grecia) del Progetto Sicilia nel Mondo. Argentino nel suo libro ricorda l’infanzia trascorsa a Noto: “Conservare di Noto una memoria cristallizzata intorno all’epoca felice dell’infanzia e adolescenza. L’infanzia che fu per tutti corale, quasi un affresco pieno di voci, di presenze vive. Noi che giocavamo a centinaia per strada, e ascoltando i ricordi degli anziani perpetuavamo la vita e la storia del quartiere”. La scrittrice continua con i ricordi della sua nuova patria la Grecia… “Poi, in molti partimmo.” “… la nostra casa di Lefkada che guarda il mare. In quell’isola mi sono sentita, per tanti anni, semplicemente dall’altra parte dello Ionio e della mia Sicilia…”. Argentino, siciliana di nascita, è laureata in Lingue e Letterature straniere. Ha sempre svolto la professione di insegnante sia in Italia, che in Grecia dove vive da più di trent’anni. Sposata a un medico greco, ha due figli, scrive da quando ha imparato a farlo e non si è più fermata. Solo nel 2012 pubblica “Ditemi!”, la prima delle sue tante raccolte poetiche ancora inedite. Suoi racconti e poesie sono apparsi in varie antologie, ottenendo premi ed interesse. (PO / Red)
CAPORETTO DI ALESSANDRO BARBERO
Alle due del mattino del 24 ottobre 1917, i cannoni austro-tedeschi cominciarono a colpire le linee italiane. All’alba le Sturmtruppen, protette dalla nebbia, andarono all’assalto. In poche ore, le difese vennero travolte e la sconfitta si trasformò in tragedia nazionale. Oggi sappiamo che quel giorno i nostri soldati hanno combattuto, eccome, finché hanno potuto. Ma perché l’esercito italiano si è rivelato così fragile, fino al punto di crollare? Da cent’anni la disfatta di Caporetto suscita le stesse domande: fu colpa di Cadorna, di Capello, di Badoglio? I soldati italiani si batterono bene o fuggirono vigliaccamente? Ma il vero problema è un altro: perché dopo due anni e mezzo di guerra l’esercito italiano si rivelò all’improvviso così fragile? Sono gli interrogativi che si pone lo storico Alessandro Barbero in “Caporetto” (Laterza). L’Italia era ancora in parte un paese arretrato e contadino e i limiti dell’esercito erano quelli della nazione. La distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali era enorme: si preferiva affidare il comando dei reparti a ragazzi borghesi di diciannove anni, piuttosto che promuovere i sergenti – contadini o operai – che avevano imparato il mestiere sul campo. Era un esercito in cui nessuno voleva prendersi delle responsabilità, e in cui si aveva paura dell’iniziativa individuale, tanto che la notte del 24 ottobre 1917, con i telefoni interrotti dal bombardamento nemico, molti comandanti di artiglieria non osarono aprire il fuoco senza ordini. Un paese retto da una classe dirigente di parolai aveva prodotto generali capaci di emanare circolari in cui esortavano i soldati a battersi fino alla morte, credendo di aver risolto così tutti i problemi. In questo libro l’autore ci offre una nuova ricostruzione della battaglia e il racconto appassionante di un fatto storico che ancora ci interroga sul nostro essere una nazione. Barbero, uno dei più originali storici italiani, è noto al largo pubblico per i suoi libri – saggi e romanzi – e per le sue collaborazioni televisive. Insegna Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Con Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo ha vinto il Premio Strega 1996.
“LA COMPAGNIA DELL’ACQUA” DI GIACOMO PAPI
Nel romanzo “La compagnia dell’acqua” (Einaudi) Giacomo Papi inventa una metropoli stramba eppure credibilissima, una Terra rimossa, per raccontarci la paura come scoperta del mondo. Otto ha undici anni e vive nel terrore che possa succedergli qualcosa di brutto: si è inventato una serie di gesti scaramantici, per i quali spesso i compagni di scuola lo prendono in giro. Un giorno, per scherzo, lo buttano in un tombino. Rischia di annegare, ma qualcuno lo salva. Nei canali sepolti di Milano abita infatti una comunità di persone escluse dalla vita in superficie perché inadatte o squinternate. Sono la compagnia dell’acqua, puliscono i fiumi e tengono a bada il lago nero della Malamorte, alimentato dai rifiuti e ribollente di gas. A volte la Malamorte si risveglia: è quello che sta accadendo. Da qualche tempo i suoi miasmi agitano anche la gente di sopra, che è sempre più spaventata e violenta. Mentre il vecchio capo dei custodi cerca un sistema per ristabilire la normalità, c’è chi progetta di sfruttare il caos per tornare alla luce. Otto sa che il male deve restare nascosto, perché vederlo fa paura. Quel che ancora non sa è che affrontare la paura è l’unico modo per crescere. Papi (Milano, 1968) ha pubblicato per Einaudi Stile Libero È facile ricominciare a fumare. Se sai come farlo (2010), I primi tornarono a nuoto (2012), I fratelli Kristmas (Stile Libero 2015 e Super ET 2016) e La compagnia dell’acqua (2017). Dirige la scuola di scrittura Belleville.
“ONDE CONFIDENZIALI” DI MARC FERNANDEZ
Roma, 27 ott – Negli studi di Madrid della radio nazionale, ogni venerdì intorno a mezzanotte, la voce di Nancy Sinatra canta Bang Bang e introduce “Onde confidenziali”, trasmissione di cronaca nera e inchieste, condotta da Diego Martín. “Onde confidenziali” è anche il titolo del romanzo di Marc Fernandez (Sellerio, traduzione dal francese di Francesco Bruno, titolo originale: “Mala vida”) Nel corso di due ore Diego propone indagini studiate nel dettaglio, ricerche sul campo, interviste con fonti attendibili. Il suo è un giornalismo lento che sembra contraddire l’urgenza frenetica di una costante narrazione mediatica. La trasmissione, molto scomoda, molto amata ma anche criticata, è una specie di paradosso in una Spagna che scopriamo essere sull’orlo di un precipizio. Il paese è in piena crisi economica, il malessere e la tensione sociale sono sempre più alti e improvvisamente la destra postfranchista vince le elezioni dopo dodici anni di governo socialista. È uno scarto letterario, quello dell’autore, ma verosimile. È il ritorno dei fascisti, dei reazionari, dei cattolici ultra tradizionalisti, e infine è la dissoluzione della Spagna moderna, quella della tolleranza per tutti. La sera delle elezioni uno dei giovani candidati del partito vincitore viene assassinato, il primo di una serie di omicidi in diverse città spagnole. Da Madrid a Valencia, passando per Barcellona, le vittime non hanno legami apparenti tra loro, e invece Diego Martín scorge un intreccio, tenta di unire i frammenti del puzzle, ma non immagina che l’investigazione lo porterà oltre la scena di un crimine locale e nel cuore di una tragedia nazionale iniziata durante il franchismo. Aiutato nella sua indagine dal giudice David Ponce e dalla detective privata Ana Durán, Diego si immerge in un dramma oscuro che la Spagna credeva di aver sepolto con la morte del dittatore: lo scandalo dei rapimenti di bambini sottratti con la forza alle famiglie considerate “rosse” e dati in adozione a chi è vicino al regime, al fine di sradicare gli antifranchisti. Tra realtà e finzione Marc Fernandez ha scritto un romanzo coinvolgente, la scrittura secca e minimalista scruta nel presente l’ombra lunga di una ferita che non si è rimarginata, e innesta sui fatti storici la tensione noir di una trama ricca di suspense. La sua è una materia incandescente, che avvolge i personaggi e il lettore, e li spinge a guardare sgomenti le tracce e le conseguenze di un conflitto che il silenzio e la rimozione non hanno mai chiuso. Fernandez (1973), giornalista e scrittore francese, è stato corrispondente dalla Spagna e dall’America Latina per il Courrier international. Ha scritto con il collega Jean-Christophe Rampal diversi libri di inchiesta: Pinochet, un dictateur modèle; La ville qui tue les femmes, su Ciudad Juárez, capitale mondiale del femminicidio. Ha fondato Alibi, una rivista dedicata alla letteratura nera e alle storie di crimine, e dal 2015 dirige la collana di gialli «Sang neuf» per l’editore Plon. Il secondo romanzo con protagonista Diego Martín, Guérilla Social Club, è stato pubblicato nel 2017. (Red)
