LEGNANO: L’ECO DEL BOSCO
Fino al 19 novembre, le sale di Palazzo Leone da Perego, a Legnano, ospitano la personale di Franco Marrocco “L’eco del bosco”. L’esposizione presenta 30 grandi opere, appartenenti alle serie più importanti del 61enne artista casertano, capaci di ripercorrere gli ultimi dieci anni di attività in cui Marrocco, pur privilegiando la pittura, attinge liberamente al disegno, alla fotografia, alla figurazione e all’astrazione. Le opere, che lo stesso Marrocco colloca all’interno di un “naturalismo artificiale”, sono contraddistinte da un fitto intreccio che pare ricostruire un paesaggio naturale com’è il bosco, cui si associano pali e fili elettrici, spazi e architetture immaginari che appaiono e scompaiono.
TORINO: GLI ALIENI DI FU YUXIANG
Gli alieni sbarcano a Torino. Presso il Campus Luigi Einaudi dell’Università, fino all’11 novembre, è allestita l’installazione “Migrant Aliens”di Fu Yuxiang, artista cinese 54enne tra i più significativi della sua generazione, che ha riscosso un grande successo alla Biennale di Venezia. L’opera, dal notevole impatto visivo, rappresenta una riflessione sul tema della migrazione, che interessa il mondo attuale a ogni latitudine, e sul concetto della diversità che a questo tema spesso si collega: l’alieno è il diverso, colui che viene da lontano e il cui mondo ci è poco noto e ci spaventa, è percepito come altro da sé ed è difficilmente accettato dalla società. Quindici imponenti alieni camminano tra i sentieri e i giardini del Campus Einaudi che, con le sue linee sinuose, offre una cornice estremamente suggestiva all’opera di Fu Yuxiang. L’Istituto Confucio dell’Università di Torino affianca il lavoro del curatore Vincenzo Sanfo ponendosi come cassa di risonanza dell’evento, anche grazie al coinvolgimento degli studenti di cinese del Dipartimento di Scienze Umanistiche, delle comunità cinesi della città, degli studenti cinesi che numerosi accedono alla offerta formativa di UniTo e del Politecnico, ma anche dell’Accademia Albertina di Belle Arti e del Conservatorio Statale di Musica Giuseppe Verdi.
ROMA: 13 BANDIERE NAZIONALI RILETTE DALL’ARTE
Al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, a Roma, la mostra “Flags & Fiep. Bandiere e Gendarmerie”di Angelo Savarese, fino al 19 novembre, presenta 13 opere dedicate alle bandiere delle nazioni le cui forze di polizia a status militare aderiscono all’associazione internazionale “FIEP” (dalle iniziali dei Paesi di appartenenza dei membri fondatori, France, Italia – rappresentata dall’Arma dei Carabinieri, España, Portugal), nel ventennale della definitiva costituzione del sodalizio. Apre la mostra la Bandiera italiana, riproposta dall’artista in una forma inconsueta: Savarese ha destrutturato le bande verticali del Tricolore e le ha ricomposte in forme quadrangolari concentriche, capaci di racchiudere simbolicamente i valori fondanti del Paese, rappresentati dagli articoli della Costituzione incisi all’interno dell’opera, sottolineando così la straordinaria forza simbolica della Bandiera. La particolarità di questa collezione di opere dell’artista risiede proprio nella tecnica della “scrittura su tela”, con la quale egli narra la storia e la cultura del popolo al quale la bandiera appartiene.
ROMA, CAMERA: IL RACCONTO DELLA DEMOCRAZIA
Tornare alla democrazia dopo la devastazione della seconda guerra mondiale fu per l’Italia un percorso faticoso, un complesso ma straordinario cammino di ricostruzione e rinascita. Quel passaggio epocale, scandito dal referendum istituzionale del 2 giugno del 1946, viene ripercorso con documenti e articoli d’archivio nella mostra “Comunicare la Democrazia”, nella Sala della Regina della Camera dei deputati, fino al 17 novembre, dalla Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio e curata da Angelo Varni, con la collaborazione di Marco Zanichelli e Roberto Balzani. Giochi di luce, pannelli retroilluminati, voci narranti che leggono le cronache e le riflessioni dei giornalisti di quegli anni e una grande installazione che riproduce i meccanismi di una rotativa accompagnano i visitatori lungo un viaggio immersivo nella storia. L’iniziativa s’inserisce nell’ambito delle ricorrenze dei Settantesimi, partito due anni fa con le celebrazioni dei 70 anni della Resistenza e della Guerra di Liberazione, proseguito lo scorso anno con i 70 della Repubblica, fino al 70.mo compleanno della Costituzione italiana nel 2018.
CASARSA: NELLE ANIME DI PASOLINI
Ventisei scatti svelano le infinite sfaccettature dell’anima Pier Paolo Pasolini. Fino al 12 novembre la mostra “I tanti Pasolini” con le storiche fotografie di Carlo Riccardi, allestita per iniziativa dello scrittore Roberto Ippolito e concepita dall’Archivio Riccardi, presso il Centro studi Pier Paolo Pasolini che ha sede a Casa Colussi, a Casarsa, paese natale del grande scrittore, poeta e regista. Questa era la dimora di Susanna Colussi, madre di Pasolini che vi ha abitato dal 1943 al 1949, nel periodo quindi della sua formazione. In una fra le fotografie, su via Guido Alberto Pasolini 4, a Casarsa della Delizia – via intitolata al fratello minore di Pasolini, morto nel febbraio 1945 all’età di diciannove anni nell’eccidio di Porzus, controverso episodio della Resistenza in cui 17 partigiani della Brigata Osoppo furono trucidati da partigiani comunisti), Pasolini appare proprio con la madre – alla quale era molto legato – al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, nella serata finale del Premio Strega del ‘64. Andando al di là dei differenti approcci dell’artista, che è stato poeta, scrittore, saggista, drammaturgo, regista, ed attore, il titolo “I tanti Pasolini” anticipa al visitatore che lo sguardo di Carlo Riccardi è riuscito a catturare la straordinaria varietà di espressioni, di posture, di atteggiamenti e perfino di modi di vestirsi. Indiscusso testimone, con i suoi scatti, delle vicende culturali, sociali e politiche del nostro Paese dall’immediato dopoguerra, il maestro Carlo Riccardi (classe 1926), in oltre settant’ anni di attività, ha costruito un immenso archivio fotografico riconosciuto dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio come Patrimonio di Interesse Nazionale per la qualità, il numero di negativi conservati (almeno un milione, ma secondo alcune stime sono molti di più), la vastità dei temi affrontati.