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Tiepolo segreto: svelati al pubblico 7 affreschi

it@withub.it by it@withub.it
3 Novembre 2017
in Archivio speciali - Mostre
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Sette straordinari affreschi di Giandomenico Tiepolo (1727-1804) da oltre cinquant’anni anni erano conservati nelle residenze dei proprietari che coraggiosamente li salvarono dalle distruzioni belliche. Oggi gli eredi, convinti dell’opportunità di un godimento pubblico di tali capolavori, li hanno destinati al Palladio Museum di Vicenza. In questa vicenda s’intrecciano più storie. Quella della straordinaria arte dei Tiepolo, in grado di trasformare dalla radice la tradizione frescante veneta. Quella della difesa del patrimonio artistico negli anni cupi della seconda guerra mondiale. Ma esiste una terza storia che lega in modo indissolubile gli affreschi di Palazzo Valmarana Franco agli studi palladiani: essi infatti sono realizzati due decenni dopo la straordinaria decorazione di Villa Valmarana ai Nani, per il figlio del committente, Gaetano Valmarana. Nella dimora suburbana a poca distanza dalla Rotonda palladiana, per il padre Giustino Valmarana, i Tiepolo celebrano la naturalezza di una vita “moralizzata” in campagna. Vent’anni dopo, in città, a poca distanza dal Teatro Olimpico, il registro è completamente diverso: Tiepolo concepisce per il figlio una riedizione in pittura della magnificente scena del teatro all’antica di Palladio adottando non più il registro lieve e scherzoso della vita agreste ma il linguaggio aulico, monocromo ma nondimeno guizzante, della vicina architettura palladiana. “Siamo orgogliosi di poter contribuire alla cultura della nostra città – dichiarano Camillo e Giovanni Franco, proprietari degli affreschi – con una parte della storia della nostra famiglia”.

VENEZIA: LA MENOPAUSA DIVENTA UNA APP D’ARTISTA

Nina Dotti, un’artista venezuelana-americana, residente a Miami, usa la menopausa come pratica di arte contemporanea, attraverso le sue performance partecipative. A Palazzo Mora di Venezia, nel contesto della Biennale, presenta una installazione legata a “PMS Lounge” (Premium Menopause Satisfaction), ua app – scaricabile gratis per iPhone e Android – che Include video, prodotti e diversi consigli per vivere questa fase della vita con ironia creetiva. La installazione veneziana ricrea un centro Spa con tre sedie sdraio e il pubblico è invitato a rilassarsi per interagire con la app stessa. E’ la terza volta che l’artista presenta questa performance, già ospitata a Madrid e a Maracaibo. Nina Dotti si è trovata in questa fase ineluttabile a solo 33 anni perché ha dovuto affrontare una vaginoplastica e una menopausa indotta chirurgicamente. “All’inizio avevo un po’ di paura, ho pensato che era la fine della mia vita sessuale – ha detto -. Invece è stata una rinascita, la menopausa è sicuramente una fase di transizione nella vita delle donne. Per aiutare a capire cosa significasse, ho deciso di creare la performance partecipativa Hot Flashes Bar a Miami. Mi sono vestita da barista e così ho cominciato a parlare di diversi argomenti che riguardano la menopausa con messaggi positivi”.

ROMA: I “TELERI” DI FRANCA PISANI

In contemporanea con la sua partecipazione alla Biennale d’arte di Venezia, dove le sue opere sono parte integrante della mostra dedicata a Palmira “la Sposa del Deserto”, fino al 26 novembre, l’artista toscana Franca Pisani è protagonista della esposizione “Codice archeologico – Il recupero della bellezza”, a cura di Duccio Trombadori, al Macro Testaccio di Roma, fino al 26 novembre. La mostra, promossa da Roma Capitale, attraverso 47 opere tra affreschi, quadri, istallazioni e ben 10 “teleri”, testimonia l’approfondito lavoro di studio di Franca Pisani sulla memoria di alcuni elementi primordiali della storia dell’umanità. L’esposizione propone al visitatore una sorta di viaggio emozionale alla ri-scoperta di quattro siti archeologici di importanza fondamentale – Hatra, Nimrud, Bamiyan e Palmira – che hanno tracciato la storia comune di tanti popoli. Nel percorso espositivo, l’omaggio ai quattro antichi siti archeologici è affidato a dieci “teleri”. Il “telero” è un supporto tipico dell’arte veneziana del ’400 e del ’500: il termine deriva dalla parola veneta teler che significa telaio. Sono grandi tele (ma senza il tipico riquadro ligneo) posizionate direttamente al muro. Sono famosi quelli di Carpaccio, Tintoretto, Palma il Giovane, Veronese e naturalmente Tiziano.

VENEZIA: LE SCULTURE DI MARIALUISA TADEI

Le opere scultoree di Marialuisa Tadei, realizzate con materiali differenti fra loro come acciaio, alluminio, bronzo, vetroresina, alabastro, marmo, onice e vetro soffiato, mettono in evidenza l’accurata ricerca dell’artista riminese rivolta allo spazio e al dialogo che crea con esso. Osservando i suoi lavori – presentati a Venezia, in concomitanza con la Biennale d’Arte, presso Il Giardino Bianco – Art space, fino al 28 novembre risalta la prerogativa di invertire la specificità del materiale impiegato, il ferro diviene leggero, il vetro soffiato assume densità e viene di conseguenza annullata quella contrapposizione tra leggero e pesante, chiuso e aperto, opaco e trasparente. Un altro aspetto importante sono le forme, che nella maggior parte dei casi presentano la caratteristica della sinuosità; i ritmi armonici e ben bilanciati, sono espressi da linee curve. L’elemento impattante è il colore, la scelta di toni molto accesi e vivaci crea un richiamo magnetico ulteriormente evidenziato da elementi che si intrecciano, che si sfiorano e che si accostano l’uno all’altro.

ROMA: VOLTI DA“SCHIAVI” NELLE TERME DI CARACALLA

Le Terme di Caracalla si animano in una delle parti più segrete e affascinanti: i sotterranei, con i loro soffitti a volta, accolgono fino al 19 novembre, la mostra “Molti” di Antonio Biasiucci, a cura di Ludovico Pratesi e promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio con Electa. Cinquanta fotografie di visi di uomini e donne di etnie diverse – rigorosamente con gli occhi chiusi e un’espressione distesa e serena – emergono dal buio dei sotterranei. L’artista evoca un’esistenza passata dei volti: ricordano le centinaia di schiavi e operai che lavoravano in questi spazi scuri per consentire il funzionamento delle terme, dove alla luce del sole i cittadini romani trascorrevano ore di divertimento e di ozio. Le fotografie dei volti, imprigionati in una cornice metallica ricoperta da un cristallo e appoggiata direttamente sul pavimento, diventano un omaggio simbolico a un’umanità presente e necessaria. E a questa umanità Biasiucci trasmette la dignità del ritratto, concesso in epoca antica soltanto alle classi più abbienti.

ROMA: FOTOGRAFIA A KILOMETRIZERO

I lavori di Paolo Buatti, Daniele Cametti Aspri, Paolo Fusco, Angelo Marinelli, Fabio Moscatelli, Graziano Panfili, Mauro Quirini e Michele Vittori – esposte fino al 27 novembre presso la neonata galleria Hop – House of Photography di Roma, partono tutti da un presupposto comune: l’essere umano è da sempre portato all’evasione e vive l’oggi nell’attesa di ciò che verrà domani. I luoghi, le persone, gli oggetti che ci circondano quotidianamente spariscono e perdono la loro forma e il loro senso. “Km0. Kilometrizero (L’Ordinario straordinario)”, che dà il titolo alla mostra, rimanda ad una fotografia lenta, che porta ad un recupero della dimensione straordinaria nell’ordinario, ad una fotografia più vicina alla poesia, alla realtà e alla presa di coscienza dell’oggi. Hop – House of Photography nasce da un’idea di Daniele Cametti Aspri e dall’impegno del gruppo di fotografi in mostra per creare un luogo nuovo dove vivere, fare e parlare di fotografia abbattendo le barriere, puntando alla condivisione e riscoprendo il valore della fotografia stampata. La collettiva “KM0” è la prima di una serie di iniziative che animeranno Hop nei prossimi mesi.

CATANZARO: LE ELLISSI DI TURI SIMETI

Fino al 24 novembre, il MARCA – Museo delle Arti di Catanzaro, ospita un’antologica che celebra la carriera di Turi Simeti (Alcamo, 1929), uno degli artisti italiani più significativi emersi negli anni Sessanta. La mostra, che abbraccia oltre cinquant’anni di carriera, ribadisce il ruolo di Simeti nell’ambito delle più interessanti ricerche degli anni del boom economico fra Roma e Milano. All’indagine puramente bidimensionale, l’artista risponde con il perfezionamento del luogo della pittura che diviene tridimensionale, inizialmente con applicazioni sulla tela di elementi a rilievo e poi con l’estroflessione che segna il primo passo verso una sorta di pittura-oggetto, attraverso una ideale dialettica tra le spinte di una struttura interna e le forme volte all’esterno. L’ellisse è la cifra iconica dell’artista e la forma che emblematicamente esprime il sentimento attorno al quale, ancora oggi, si sviluppa e si dispiega il suo processo creativo. L’antologica fa seguito all’omaggio che il Polo Museale regionale d’Arte moderna e contemporanea Palazzo Belmonte Riso di Palermo ha recentemente dedicato al maestro siciliano.

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