Intervistato da La Stampa, il Presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky punta l’indice sulla “vicenda del Rosatellum”: “È stata tutta interna al Palazzo – afferma –. La maggioranza dell’opinione pubblica ha capito la posta in gioco e ha pensato: è un problema dei partiti, noi non c’entriamo, se la vedano tra di loro. La rabbia, se c’è, non si manifesta più”. Eppure, “Di tutte le leggi, quella elettorale più delle altre dovrebbe essere fatta per i cittadini-elettori. Ma la scrivono i partiti, che la usano per tutelare innanzitutto i propri interessi. È una contraddizione della democrazia. Proprio per questo ci devono essere dei correttivi”. Quali potrebbero essere? “C’è una regola aurea che viene dall’Europa: non si cambiano le leggi elettorali nell’anno antecedente le elezioni. Così, i calcoli utilitaristici sarebbero più difficili e potrebbe fare capolino qualcosa come la ‘giustizia elettorale’”. In Italia, sottolinea Zagrebelsky, “Ci sono la Corte costituzionale e il presidente della Repubblica. La Corte, però, è fuori gioco perché il suo intervento, peraltro difficile dal punto di vista procedurale, sarebbe tardivo. Arriverebbe dopo le elezioni e un’assurda giurisprudenza ha detto che un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale può tranquillamente starsene al suo posto”. E il Presidente della Repubblica? “Non ha rilevato evidenti motivi d’incostituzionalità. Mah! Che dire del voto unico: voto per il candidato nel collegio uninominale e devo trascinarmi dietro una lista di nomi nelle liste proporzionali per i quali non vorrei votare? Una sorta di pacco-sorpresa”. Si aspettava altro dal Quirinale? “Al punto in cui si era giunti, era difficile credere a un rinvio della legge. Avrebbe assunto il significato d’una dichiarazione di guerra contro un’ampia maggioranza parlamentare. Ci sono cose giuste che non si possono più fare nel tempo sbagliato”. “Sarebbe stato necessario richiamare a tempo debito, fuori e prima della mischia, i limiti, ‘i paletti’ d’ogni onesta legge elettorale. Il presidente della Repubblica dispone d’un potere d’influenza che, mi pare, non sia stato esercitato”. (red – 6 nov)
