Ha vinto il centrodestra unito: Nello Musumeci sfiora il 40% ed è il nuovo presidente della Regione Sicilia. Il Movimento 5 Stelle ci ha creduto fino alla fine, sfiorando il 35% e confermandosi prima forza politica. Ha perso, e di brutto, il centrosinistra diviso, con Fabrizio Micari del Pd fermo al 18% e Claudio Fava di Sinistra Italiana al 6%. “Così il centrodestra si ricompone e apre la strada a un appuntamento politico importante che nella prossima primavera dovrà dare un governo degno di questo nome – dice Musumeci, a risultato ormai acquisito – Questo esperimento, questo laboratorio siciliano, felicemente riuscito potrà rappresentare un paradigma per guardare al futuro dell’Italia con ragionevole ottimismo”. Continua Musumeci: “Sarò il presidente di tutti i siciliani, di coloro i quali hanno ritenuto di sostenermi e di votarmi e anche di coloro i quali, legittimamente, hanno ritenuto di votare per altri o addirittura di non partecipare al voto”. Meno sportivamente forse ha accettato la sconfitta Giancarlo Cancelleri, che ha usato parole al veleno verso il rivale: “Abbiamo tenuto testa alla grande all’accozzaglia del centrodestra che ha vinto per una manciata di voti: quelli degli impresentabili. Per questo non ho chiamato Musumeci. La sua vittoria, lo ribadisco, è stata contaminata dalla presenza massiccia degli impresentabili nelle sue liste”. Poi però guarda anche in positivo: “Oggi è un giorno di festa. I siciliani hanno mandato un segnale forte e inequivocabile: siamo di gran lunga la prima forza politica della regione. Questo è un messaggio per tutta l’Italia: che insieme possiamo cambiare davvero questo Paese. Abbiamo doppiato gli altri partiti e siamo anche sopra la coalizione di centro sinistra e sinistra messe insieme”. Nel Pd intanto tira aria di redde rationem: c’è perfino chi chiama in causa il presidente del Senato Pietro Grasso, che sarebbe stato candidato forte ma che a suo tempo aveva chiaramente rifiutato di correre in Sicilia per continuare il suo lavoro a Palazzo Madama. “Non si può certamente addebitare a Grasso – spiega in una nota il portavoce della seconda carica dello Stato – il fatto che, al di là dell’ardita ipotesi di far dimettere la seconda carica dello Stato per competere all’elezione del Governatore della Sicilia, per lunghe settimane non si sia delineato alcun piano alternativo”.