Primo: “Non avrebbe senso intestare la sconfitta in Sicilia a Matteo Renzi”. Secondo: “Non avrebbe senso usare strumentalmente il risultato per fini interni”. Terzo: “Non avrebbe senso una resa dei conti nel Pd, che infatti non ci sarà”. Questi i punti fissati da Dario Franceschini, in una intervista al Corriere della Sera, da cui partire per raggiungere, “in due settimane”, “un’alleanza tra le forze che stanno oggi nel campo del centrosinistra, da costruire in vista delle elezioni politiche”. “Lo so, le ferite sono fresche e i rapporti complicati. Ma si può avere per una volta un approccio pragmatico? Il nuovo sistema di voto porta a costruire delle alleanze. Nei trecento collegi uninominali, dove vinche chi prende un voto in più degli altri, questo campo non sarebbe competitivo se si presentasse diviso. Eppure questo campo esiste. Perciò rivolgo un appello a chi di questo campo è parte: per quanto sia attraversata da forti divisioni, è un’area che ha sostenuto i governi Letta, Renzi e Gentiloni, amministra insieme regioni e comuni”. A Campo progressista e Mdp, “propongo di adattarci al nuovo sistema elettorale, come fa Berlusconi. E siccome il tema della premiership è superato, perché dovremmo continuare a dividerci inutilmente? Il Pd avrà come suo candidato il suo segretario, come dice il nostro statuto. Il campo di governo alla sinistra del Pd ne indicherà un altro, mantenendo la sua originalità. Stessa cosa potranno fare i centristi. In questo quadro di competizione, le forze potrebbero essere sommate e non si eliderebbero. Ritengo sia un’operazione doverosa: se fino a sei mesi fa siamo stati nello stesso partito, perché non potremmo stare nella stessa alleanza?”. E precisa: “Parlo di un’alleanza. Non mi rifaccio alle esperienze dell’Ulivo e dell’Unione. Non ci sono le condizioni né il tempo per riproporre simili modelli. Ma ognuno con il proprio simbolo e il proprio leader potrebbe collaborare alla costruzione dell’alleanza”. Quindi Renzi non sarebbe più il candidato premier? “Renzi è il leader del Pd. E lui per primo oggi dice che non si impone come candidato di una coalizione. D’altronde la nuova legge elettorale prevede solo il capo della lista. E allora perché accapigliarsi su un tema che non esiste? Guardiamo cosa ha fatto Berlusconi, che è sempre il più veloce ad adeguarsi ai cambiamenti. Il nuovo centrodestra si basa su un sistema di competizione interna. I partiti che ne fanno parte non avranno un candidato premier comune. I leader si mostrano litigiosi nella contesa del primato e continueranno a farlo: parlano a elettorati diversi, si sfidano tra loro. Ma questa sfida resta nel perimetro dell’alleanza. E alla fine i voti li sommano, non li sottraggono all’alleanza”. Infine avverte: “La vendetta sarebbe consegnare l’Italia a Grillo e Salvini? Conosco lo spirito che anima molte persone di buonsenso. So che ognuno avverte sulla propria pelle le ferite. E sia chiaro, io non sono equidistante, considero la scissione un errore. Ma invito tutti alla ragione, nel breve tempo che abbiamo a disposizione: sabato ci sarà l’Assemblea di Pisapia, poi la Direzione del Pd, infine l’Assemblea di Mdp. Il nodo va sciolto subito, sapendo che abbiamo nelle nostre mani il destino del Paese”, “a me interessa la sostanza. Nei momenti in cui ho avuto opinioni differenti da Renzi non ho esitato a esprimerle. Se oggi faccio questo appello è perché credo sia necessario trovare un minimo comun denominatore tra centristi, Pd e sinistra di governo: insieme potremo essere competitivi, divisi saremo colpevoli. Da dirigente di partito, penso sia giusto all’occorrenza esprimersi in maniera diversa dal segretario. Ma poi il segretario va sostenuto”. (7 nov – red)
