Roma, 5 mag – “Dobbiamo tornare a scommettere sul lavoro come luogo di socializzazione”, ha detto Olivero rivolgendosi ai delegati: «Facciamo incontrare e aggregare i nuovi lavoratori, soprattutto i giovani, i lavoratori atipici, i lavoratori stranieri, gli immigrati. In Italia ma anche all’estero”. E ha ricordato le esperienze in Kenya, dove le Acli stanno creando percorsi e opportunità di aggregazione tra i lavoratori africani, e in Mozambico, dove una scuola di formazione professionale delle Acli sta dando un futuro a centinaia di persone. Con un impegno arduo ma suggestivo. “Ci impegneremo – ha detto rivolgendosi a Padre Ibrahim Faltas, parroco di Gerusalemme, presente in sala – a trapiantare le Acli anche in Terra Santa. Faremo le Acli in Palestina”. Per le famiglie Olivero ha rinnovato la proposta dei “punti famiglia”: “non semplici sportelli di servizo – ha spiegato – ma luoghi dove le famiglie possano trovare non solo le risposte ai loro bisogni concreti ma anche calore e coinvolgimento. Il Paese – non solo la nostra associazione – ha un gran bisogno del protagonismo delle famiglie”. Infine, l’altra grande sfida per le Acli secondo il presidente Olivero:”parlare sempre il linguaggio del fare”. “Che non è l’attivismo senza testa e, alla fine, senza cuore – ha precisato – ma la consapevolezza che il fare ha un altissimo e intrinseco valore politico. Oggi c’è il rifiuto, lo vediamo in politica, di qualsiasi parola che non sia accompagnata immediatamente dall’azione. Fare le Acli significa immaginare e realizzare, con impegno, fantasia e creatività, tante piccole e grandi iniziative che incidano nella vita delle persone e delle famiglie. Scommessa Italia– la campagna delle Acli che ha raccolto oltre 700 storie ed esperienze dell’Italia che fa bene – è il nostro modo per dire quale società e quale associazione vogliamo”. (Sab)